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Rivalse e amori impossibili al cinema: da Match Point a Martin Eden

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Si può amare e arrampicarsi allo stesso tempo? Molto spesso la rivalsa sociale è il germe che distruggerà una storia d’amore o la stroncherà sul nascere. Da Match Point a Martin Eden, il cinema ha provato a rispondere a questa domanda con i suoi antieroi.

Una scena di Martin Eden 01 Distribution

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Amore e rivalsa sociale: antitesi o opportunità?

Il cinema si è interrogato su questo quesito sfaccettato, un motore potente per innescare storie, love story, conflitti e risoluzioni.

In realtà una risposta il cinema, come la filosofia, non è riuscito a darla: ci si può amare "arrampicandosi", come amare in una capanna e rinunciare all'ascesa, o intraprendere la propria scalata barattando il cuore con una catena di scelte razionali. La grande risorsa del cinema, più che nello spiegare, consiste nel problematizzare.

Da Martin Eden a ritroso, ecco quali sono le pellicole da non perdere per chi è interessato a questo argomento.

Martin Eden (Pietro Marcello, 2019)

Una scena di Martin EdenHD01 Distribution
Martin Eden, amore, rivalsa e letteratura

Il pane è l’istruzione, il sugo della pasta la povertà. Basta poco, basta fare la scarpetta. O almeno Martin Eden la pensava così. Poi, però, scopre e si scopre che non è così facile portare a termine la propria ascesa. Forse perché non c’è abbastanza pane per catturare tutta la passata di pomodoro rimasta nel piatto o forse perché il piatto non sarà mai completamente pulito e brillante, come quando viene preso dalla credenza.

La metafora di Martin Eden, durante un pranzo improvvisato, nel cuore di Napoli, dopo un salvataggio da carpe diem, occasionale e rocambolesco, spalanca le porte al quesito più importante del film, quello che Martin si pone di fronte a un Cupido che, con crudele ironia, ha deciso di scoccare la sua freccia nel momento sbagliato: riuscirà a essere degno dell’aristocratica Elena?

Probabilmente no, non nel contesto storico mai nettamente precisato da Pietro Marcello, e probabilmente no nella contemporaneità finta-democratica.

Martin Eden (2019)

Data uscita in Italia: 04 settembre 2019 voto 7,5
  • Titolo originale: Martin Eden

  • Genere: Drammatico

  • Nazione: Francia, Germania, Italia

  • Regista: Pietro Marcello

  • Durata: 129 min

  • Cast: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Denise Sardisco, Carmen Pommella, Carlo Cecchi, Autilia Ranieri, Elisabetta Valgoi, Pietro Ragusa, ...

Il cinema dell’amore e della rivalsa sociale è come un prisma che riflette tante sfumature di luce a seconda dell’incontro con i generi: può essere militante e feroce, sentimentale e delicato, epico e paradigmatico oppure nero, crepuscolare, e, per usare un termine caro al film, socialista. Girando la ruota dei generi, si possono trovare altre storie sull’amore e la rivalsa sociale, storie nel mood Martin Eden con una o tante variazioni sul tema.

Match Point (Woody Allen, 2005)

Cupo, pessimista e nichilista come solo i film di Woody Allen possono essere, Match Point è ambientato in Inghilterra e, utilizzando la traccia letteraria di Delitto e castigo, racconta la ferocia del caso, l’impossibilità di decidere, l’ineluttabilità delle briglie del destino.

Il concetto narrativo pregnante si mescola con una scalata sociale senza scrupoli, quella del maestro di tennis Chris Wilton che, abbagliato dalla upper society dell’amico Tom Hewett e di sua sorella Chloe, sposa la ragazza pur desiderando la fidanzata di Tom, la sensuale Nola.

Una scena di Match PointHDMedusa Film
Amori incompatibili

Le scintille tra Chris e Nola non tarderanno a scoppiare, nella memorabile scena sotto la pioggia, tra le spighe di grano.

Ma Chris è disposto a qualunque cosa per mantenere il proprio status. Anche lasciar andare Nola. Anche uccidere Nola.

Paradiso perduto (Alfonso Cuarón, 1998)

Tratto liberamente da Grandi speranze, di Charles Dickens, il film si modula sulla cromia del verde smeraldo, il colore dei vestiti di Estella bambina, adolescente o adulta, e racconta di un amore impossibile, da parte dello squattrinato Finn, per la nipote della signora Dinsmoor, che conosce da bambino.

La dama è ricca e stravagante e Finn perde la testa per la sua coetanea Estella, finché un misterioso benefattore gli pagherà gli studi a New York. Squattrinato e frastornato, Finn non sogna la classe sociale superiore quanto l’amore per Estella.

A dividerli, però, non sono le differenze sociali pur lampanti, ma l’ossessione della zia della ragazza, che ha sofferto per amore e per questo l’ha educata a spezzare il cuore agli uomini, a lui.

Dirty Dancing (Emile Ardolino, 1987)

Le differenze sociali più feroci sono rappresentate dagli scomparti umani di un villaggio turistico nelle Catskill Mountains.

La figlia minore dei ricchi borghesi Houseman, Baby, si prepara a trascorrere l’ultima estate prima di studiare al prestigioso Mount Holyoke College. Nel villaggio però incontra Johnny, maestro di danza, ballerino sexy e diverso dai ragazzi che lei è abituata a frequentare. Proprio per il suo status proletario, però, Johnny è attanagliato dai pregiudizi del padre di Baby (e non solo), che pensa che sia il figlio della collega Penny, sedotta e abbandonata, sia suo.

La sintesi di questo amore impossibile azzarda una possibilità, che è proprio quella dei “balli proibiti”, dei “balli sporchi” che trovano il linguaggio comune di Baby e Johnny, in equilibrio su un tronco vicino al lago, pronti con una coreografia ideale, e concettuale, a dimostrare di potersi amare.

Lontano dal paradiso (Todd Haynes, 2002)

La storia dell’infelicità di Cathy è ambientata tra le facciate perfette e gli steccati verniciati di un paese del Connecticut, negli anni ’50.

Il marito di Cathy, Frank, è omosessuale e lei stringe un’amicizia speciale con il loro giardiniere di colore, Ray. Ma i vicini di casa mormorano, il marito ha problemi sul lavoro e Cathy si vede costretta a troncare bruscamente i rapporti con Ray, salvo poi scoprire che Frank ha un’appassionata relazione con un altro uomo. Il melò di Haynes gioca sul concetto di paradiso, svelandone i lati più oscuri, le verità che non possono traboccare da quei roseti perfetti, da quei dolci zuccherati e da quelle apparenze che contano più di qualunque cosa.

Una scena di Lontano dal paradisoHDFocus Features
Ferocia sociale in Lontano dal paradiso

Tra Cathy e Ray spicca il volo un amore platonico, ma non è accettabile, neanche con questo status cerebrale e concettuale, neanche dall’amica più cara. E la rivalsa sociale rimane sott'acqua, non può essere neanche concepita.

Titanic (James Cameron, 1997)

Il transatlantico che ha “peccato di hubris” sfidando il mare per una questione estetica (motivo per cui le scialuppe erano un numero limitato) è una struttura perfetta per rispecchiare la canonica lotta di classe, anche perché le classi sociali sono ripartite verticalmente, dal basso, dove si trova Jack Dawson con il suo amico, all’alto, dove invece alloggia Rose, insieme alla madre e al fidanzato Cal.

Scendere e salire, spostarsi a poppa, a prua, non è altro che un rimescolamento della lotta di classe, invertita di segno per la scintilla romantica che scocca tra Rose e Jack. Jack salva la ragazza dall’annegamento e può salire di classe, al ristorante raffinato dove cena la noblesse. Rose, come nel mito di Euridice al contrario, scende negli inferi a cercare Orfeo, pronta a sostenere, proprio dalla sua posizione di prestigio, la lotta di classe.

Ma il loro, come sappiamo, è un amore impossibile. 

Come eravamo (Sydney Pollack, 1973)

L’attivista ebrea Katie Morosky conosce lo wasp Hubbell Gardiner, e s’innamora follemente di lui. Più che di ascesa sociale, in questo caso si parla di conflitto di classe e conflitto d’amore.

Katie e Hubbell si amano ma le loro spaccature sono inconciliabili e questo li porterà ai problemi, all’infelicità e infine alla rottura. È proprio l’alterità, la differenza di contesti, retroterra, aspirazioni a costituire, spesso, la miccia per un amore esplosivo. Ma la passione, nella storia di Katie e Hubbell, si scontra con due prospettive esistenziali incompatibili.

Alla fine la presunta ascesa di Katie verso la società contro cui si era sempre battuta cambia di segno e diventa una culla per la sua frustrazione sentimentale.

La fiera della vanità (Mira Nair, 2004)

Fu proprio William Makepeace Thackeray a inventare la parola “snob”, un termine estremamente appropriato per il suo romanzo, che ha ispirato il film del 2004 di Mira Nair, sulla storia di due ragazze estremamente diverse: la prima persegue il salto di classe, la seconda sogna un amore incondizionato, senza senso critico.

Una scena de La fiera della vanitàEagle Pictures
L'obiettivo di Becky: arrampicarsi

La furiosa corsa sociale della prima, Becky, è vana, non la porterà a nulla ma allo stesso tempo è vera, naturale, meschinamente genuina. Allo stesso modo, Amelia non apre gli occhi aderendo al mito dell’amore. Il finale riporterà entrambe le donne alla realtà e darà l’occasione a Becky di accantonare i suoi propositi da arrampicatrice, lasciandosi andare ai propri sentimenti.

Che ne pensate? Quale di questi film avete preferito?

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