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Non solo Martin Eden: i film sul riscatto ambientati a Napoli

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Storie universali ma ambientate all'ombra del Vesuvio: ecco alcuni dei più bei film sulla rivalsa napoletana, da Martin Eden a Gramigna.

Luca Marinelli in una scena del film Martin Eden 01 Distribution

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Vedi Napoli e poi... filmala. Il cinema mondiale si è lasciato affascinare dall'animo della città partenopea, tessuto variopinto, caldo e multistrato in grado di riflettere gli umori di un popolo e le tradizioni secolari del posto.

Il capoluogo campano, recentemente, è stato immortalato sul grande schermo da Igort col suo 5 è il numero perfetto, noir pop imbevuto del cinema di Kurosawa, Leone, Woo e Tarantino, ambientato tra vicoli fumosi, percorsi in lungo e largo dal guappo stagionato Toni Servillo, killer dal grilletto facile intenzionato a vendicare a tutti i costi il figlio caduto preda di un agguato camorristico.

E proprio per far luce sul cinema di una malavita che gravita attorno a Napoli, si è pensato bene di realizzare un approfondimento sui film che, proprio come 5 è il numero perfetto, riflettono sul tema della camorra. Se da una parte, però, questi titoli fanno luce su una piaga sociale assai difficile da estirpare (e quindi svolgono un'importante e doverosa funzione di denuncia), dall'altra rischiano (anche se non è certo il loro intento) di etichettare la città che diede i natali ad artisti e figure di spicco come Totò e Pino Daniele come la Gomorra d'Italia. Nulla di più sbagliato, alimentato purtroppo da luoghi comuni fuori tempo massimo. Per restituire calore e lustro a Napoli, ecco allora uno speciale su alcune delle pellicole più significative ambientate all'ombra del Vesuvio, tra risate, dramma e costume (lo trovate QUI).

A Napoli, poi, prendono vita alcune delle più belle storie sul riscatto, raccontate sia sulla carta che sul grande (e piccolo) schermo. Il più recente esempio, in questo senso, è rappresentato da Martin Eden, il film diretto da Pietro Marcello che ha ottenuto il plauso della critica all'ultimo Festival del Cinema di Venezia e regalato al protagonista Luca Marinelli la Coppa Volpi per la Miglior interpretazione maschile.

Il lungometraggio rilegge l'omonimo romanzo dello scrittore statunitense Jack London, spostando il teatro delle vicende da San Francisco alla Napoli di inizio '900. Il cuore narrativo del libro, però, rimane in sostanza immutato e offre un suggestivo affresco della società dell'epoca attraverso la figura di un umile marinaio, vera e propria icona proletaria, che sogna di diventare uno scrittore in un contesto dominato da un certo fervore politico (di massa) e dall'acceso confronto fra l'alta borghesia e le classi meno abbienti. 

Una storia che, nel film di Marcello, da partenopea si fa universale e che racconta di un riscatto sociale possibile grazie alla sete di cultura del giovane e determinato protagonista, liberamente ispirato all'omonimo personaggio londoniano. Non è certo la prima volta che la città di Napoli si segnala per incredibili quanto sofferte storie di rivalsa o di riabilitazione.

Luca Marinelli nel filmHD01 Distribution

Prima del Martin Eden con Marinelli, infatti, la metropoli del Sud Italia aveva già fatto da sfondo ad innumerevoli lungometraggi sul tema del riscatto. Tra i più recenti, spicca Nel nome del padre, opera prima di Gabri Gargiulo che col film anni '90 con Daniel Day-Lewis ha ben poco in comune, se non il titolo e una certa tragedia a soffocare i destini dei protagonisti. Diversamente dall'opera di Sheridan, però, in cui il riscatto dei protagonisti si concretizzava solo dopo un estenuante iter giudiziario, qui fa leva la volontà dei protagonisti, assorbiti dalla camorra con la promessa di facili guadagni ma desiderosi di costruirsi un domani lontano dalla criminalità. Un'attenzione verso il mondo dei giovani che ritroviamo anche nel dramma carcerario Scugnizzi di Nanni Loy, in cui ad un gruppo di detenuti del riformatorio Nisida di Napoli viene data la possibilità di realizzare un musical al teatro San Carlo sotto la direzione di un organizzatore di spettacoli in disgrazia (Leo Gullotta). Sempre uno spettacolo, che stavolta prende vita lontano da Napoli, in un teatro scalcinato della periferia parigina, sarà occasione di ritrovata fiducia e amore per il Massimo Ranieri de L'ultimo Pulcinella.

Il Luigi di Cicco impersonato da Gianluca Di Gennaro in Gramigna di Sebastiano Rizzo sceglie coraggiosamente di non seguire le orme del padre, potente boss della zona. Il riscatto ad altezza bambino è invece quello messo in scena da Lina Wertmüller nell'indimenticabile Io speriamo che me la cavo, in cui una classe di una scuola elementare assorbe le lezioni di un prof. schivo e malinconico (Paolo Villaggio), impegnato ad indicare "la retta via" ai suoi alunni più turbolenti.

Inerpicandosi sul sentiero della commedia leggera, ci si imbatte in A Napoli non piove mai, scanzonato e frizzante spaccato partenopeo firmato da Sergio Assisi in cui tre ultra-trentenni riusciranno a voltare pagina dopo aver intrecciato i loro destini.

Ben più nutrito il panorama del dramma in cui si consumano riscatti sociali o personali: se nel film in costume Il resto di niente i giovani rivoluzionari aristocratici vedono il loro sogno di uguaglianza e libertà interrotto sul più bello, ne L'arte della felicità, film d'animazione diretto da Alessandro Rak, il tassista al centro delle vicende guarisce dalle ferite di un passato dolorosissimo attraverso un'epifania onirica.

Ne I giorni dell'abbandono, il film di Roberto Faenza tratto da un best seller di Elena Ferrante (autrice, tra gli altri, anche del romanzo di culto L'amica geniale da cui è stata poi ricavata l'omonima serie), Margherita Buy viene depredata della dignità di donna e madre, incappando in una spirale depressiva all'apparenza senza via di uscita. Faticosamente, però, la donna troverà la strada per uscirne. 

Per finire, una menzione speciale va al docu-film La paranza della bellezza, diretto dal giornalista e conduttore televisivo Luca Rosini, incentrato su un manipolo di persone che, attraverso il sociale, l'arte e l'educazione, hanno scelto di seguire un modello virtuoso nel Rione Sanità.

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