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Johnny Depp, nuova polemica: lo spot Dior accusato di razzismo

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Ancora guai per Johnny Depp. Lo spot Dior di cui è protagonista è stato accusato di razzismo nei confronti dei nativi americani ed è esplosa la polemica.

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Dove c'è una polemica, c'è Johnny Depp. Sembra proprio che l'attore, atteso venerdì 6 settembre a Venezia 76, non riesca a tenersi lontano dai guai. Stavolta, a precipitarlo nell'occhio del ciclone è stato il nuovo spot Dior per il profumo Sauvage (che trovate in copertina).

Nella pubblicità, diretta da Jean-Baptiste Mondino, Johnny avanza tra le rocce rosse del Canyonlands National Park, in Utah, mentre un membro della tribù Sioux Rosebud, Canku One Star, esegue una danza di guerra in abiti tradizionali e una giovane donna, interpretata dall'attrice canadese discendente dalla popolazione delle First Nations, Tanaya Beatty, lo segue da lontano. Poi, prende la chitarra ed esegue un riff di Link Wray, celebre quanto controverso musicista di origine Shawnee.

La casa di moda francese ha svelato lo spot all'inizio del mese (anticipandolo con brevi video e foto) ed è stata travolta dalle critiche per la scelta di accostare le immagini di nativi americani alla parola "sauvage", che in francese significa "selvaggio", ma anche "feroce", "non civilizzato" e "selvatico".

Come scrive Euronews, Dior è stata accusata di razzismo, tokenismo (ovvero, di avere agito per creare un'apparenza illusoria di inclusività ed evitare accuse di discriminazione) e di appropriazione culturale, travisando e riducendo a un feticcio stereotipato la cultura degli indigeni d'America.

La violenta onda d'urto ha spinto la maison a cancellare da tutti i social tutti i post con la pubblicità, presentata come "un autentico viaggio nel profondo dell'anima dei nativi americani, in un territorio sacro, fondatore e secolare". Ma (ovviamente) non è riuscita a eliminare ogni traccia dal web:

Non solo. Alcuni utenti di Twitter hanno trovato e condiviso video e foto del party per il lancio del profumo, che hanno buttato ulteriore benzina sul fuoco della polemica:

Come riporta Variety, anche Tanaya Beatty ha espresso delle riserve nei confronti della produzione alla quale lei stessa ha preso parte. Nello script dello spot, il suo personaggio, "la fanciulla", viene descritto come "una evocativa presenza femminile, febbrile e sensuale" e l'attrice ha dichiarato che ha esitato ad accettare il ruolo e che si è sentita "in conflitto" per tutta la durata delle riprese:

Quando abbiamo girato la pubblicità, la mia sola speranza era che desse seguito al dibattito che c'è ora.

D'altra parte, Tanaya ha detto di credere alla buona fede di Johnny Depp e della maison (invitando entrambi a "fare ammenda" con una donazione):

Credo che Dior - sebbene mal consigliata - avesse tutte le intenzioni di mostrare la cultura indigena sotto una buona luce e allo stesso tempo di dare lavoro ad alcuni nativi americani.

E in effetti, almeno all'apparenza, Dior si era attrezzata per realizzare una rappresentazione rispettosa dei nativi americani e della loro cultura. Secondo quello che scrivono Euronews e Dazed Digital, la campagna è il frutto di una stretta collaborazione tra la maison e l'organizzazione Americans for Indian Opportunity (AIO).

In un video backstage pubblicato e poi cancellato da Dior, ma come sempre "recuperato" dagli utenti del web (lo trovate qui sotto), uno dei consulenti dell'AIO, Ron Martinez, spiega di avere lavorato proprio per offrire una immagine accurata e corretta degli indigeni d'America:

L'appropriazione culturale per noi è una cosa enorme, perché abbiamo dovuto confrontarci con essa fino dai tempi della colonizzazione. La nostra presenza in questo progetto vuole essere realmente d'aiuto. Per noi è davvero importante che l'aspetto e l'identità siano rappresentati in modo autentico. 

Nel filmato, anche Johnny parla della sua connessione con i nativi americani e a un certo punto afferma di essere stato adottato dalla Nazione Comanche. Una dichiarazione che ha provocato la veemente reazione della dottoressa Adrienne J. Keene, assistente universitaria presso il dipartimento di American Studies and Ethnic Studies alla Brown University e cittadina della Nazione Cherokee:

Mi occupo del caso di Johnny Depp dal 2012. Non è un nativo e non è un amico della Nazione Indiana.

In un altro tweet, la dottoressa ha chiarito che l'attore è stato adottato dalla famiglia di LaDonna Harris, un'attivista sociale e politica dei nativi americani di Comanche dell'Oklahoma, che è anche la presidente dell'Americans for Indian Opportunity (come spiega nel primo tweet qui sotto, con il link all'organigramma dell'organizzazione):

La Nazione Comache non ha adottato Johnny Depp. Non è un cittadini della tribù. La "famiglia" di Harris l'ha adottato. C'è una grossa differenza.

Non è la prima volta che Johnny ha problemi per le sue affermazioni sui nativi americani e il suo approccio alla loro cultura. L'attore era già finito nella bufera per l'interpretazione di Tonto in The Lone Ranger, giudicata irrispettosa e stereotipata. E lo spot di Dior ha riacceso la polemica:

Sembra che abbiano provato a farlo nel modo giusto e che abbiano coinvolto delle persone fantastiche. Ma questo non toglie che resti una pubblicità per una azienda notoriamente razzista e per un profumo che si chiama Sauvage.

La durissima affermazione della dottoressa Keen fa probabilmente riferimento a un'altra controversia che ha visto protagonista la casa di moda che, come ricorda Variety, nel 2018 è stata accusata di whitewashing per avere scelto Jennifer Lawrence come testimonial della collezione Dior Cruise 2019, ispirata alle cavallerizze messicane chiamate escaramuzas.

Da parte sua, dopo avere eliminato tutti i post della campagna sul web, la casa di moda ha condiviso un comunicato ufficiale, in cui ribadisce di non avere voluto in alcun modo risultare inappropriata, offensiva o razzista nei confronti degli indigeni d'America:

La Maison Dior desidera affrontare la forte reazione al trailer della nuova campagna per il profumo Sauvage, in cui appare un artista nativo americano che esegue una danza tradizionale. La campagna è stata ispirata dalla profonda e ricca cultura dei nativi americani, che la Maison Dior tiene in grande considerazione. Per garantire accuratezza e inclusione, la Maison Dior lavora a stretto contatto con consulenti, artisti, scrittori e ballerini nativi americani, così come con l'Americans for Indian Opportunity. La Maison Dior è impegnata da lungo tempo contro il razzismo o qualsiasi tipo di discriminazione e continuerà a lavorare con le organizzazioni che li combattono e a sostenerle con orgoglio.

Basterà la dichiarazione di Dior a mettere la parola fine alla polemica? A onor del vero, non tutto il web ha attaccato la casa di moda e Johnny Depp. Non sono mancati gli utenti che hanno promosso lo spot e trovato pretenzioso il dibattito:

Ma si tratta di una minoranza e l'impressione è che la vicenda avrà altri strascichi. Chissà se anche nei confronti di Johnny a Venezia 76?

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