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NASA, chi l'ha detto che nello spazio non si possono commettere reati?

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L'agenzia governativa responsabile del programma e della ricerca spaziale degli Stati Uniti si è trovata alle prese con quello che potremo definire il "primo reato spaziale".

Vista della Terra dallo spazio NASA/Ron Garan

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"Nello spazio nessun può sentirti urlare" recitava il tagline di un famoso film, ma a quanto pare chiunque può sentirti litigare e scatenare quello che verrà ricordato come il primo reato commesso a gravità zero. La NASA si è infatti trovata coinvolta in una sorta di disputa familiare tra Summer Worden e la sua ex-moglie Anne McClain, che avrebbe effettuato un accesso illegale al conto bancario della Worden proprio durante la missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). 

Summer Worden, una ex-ufficiale dell'intelligence dell'Aeronautica militare ha notato, durante un'intervista all'ex-moglie, che questa sapeva troppe cose suoi suoi movimenti finanziari. Come faceva Anne McClain a sapere che la Worden aveva appena comprato una macchina nuova dal costo ritenuto proibitivo per le sue finanze? Una domanda che ha spinto la signora Worden a mettere a frutto il suo background da agente dell'intelligence, chiedendo alla sua banca la posizione e il nome dei dispositivi che avevano effettuato l'accesso al suo conto. La risposta fu la seguente: i computer della National Aeronautics and Space Administration (NASA).

Non capita certo tutti i giorni che qualcuno della NASA entri nel vostro conto bancario. Cosa che ha portato la Worden verso l'unica persona che poteva essere colpevole di questo misfatto: l'ex-moglie della donna Anne McClain, membro della NASA, che conosceva le credenziali di accesso al conto e che proprio in quel periodo orbitava a circa 400 Km sopra l'abitazione della Worden in Kansas.

Le due donne coinvolte nel primo reato spazialeLinkedin/NASA
Summer Worden (sinistra) e Anne McClain

La denuncia per furto di identità e accesso improprio ai documenti finanziari della Worden è stata tempestiva ed è stata presentata alla Federal Trade Commission con relativa denuncia anche all'Ufficio dell'ispettore generale della NASA. Da allora gli investigatori dell'ufficio generale sono in contatto con entrambe le donne cercando di arrivare in fondo a quello che viene definito come il primo illecito criminale avvenuto nello spazio.

Sapevo che dovevo farmi avanti e raccontare la mia storia perché il caso non stava andando nella direzione in cui speravo che andasse in conformità con la legge e preservando i miei diritti come genitore.

Le persone e le agenzie coinvolte sarebbero a conoscenza del reato già da diversi mesi, ma la Worden ha deciso di raccontare la vicenda alla stampa solo adesso tenendo a precisare che non vuole assolutamente rovinare la carriera della ex-moglie, ma solo preservare i suoi diritti di genitore. Sembra infatti che la McClain, proprio durante il mese di agosto 2019, abbia ottenuto il diritto di far visita al piccolo Briggs, il figlio di 6 anni cresciuto con la Worden.

Quando è avvenuto il reato, l'astronauta decorata Anne McClain era bordo della ISS per una missione di 6 mesi. A giugno 2019, una volta tornata sulla Terra, si è sottoposta a un colloquio sotto giuramento con l'ispettore generale. Durante il colloquio la donna ha ammesso di essere entrata nel conto della ex-moglie per fare, semplicemente, ciò che aveva sempre fatto in passato e con il permesso della signora Worden: assicurarsi che le finanze della famiglia fossero in ordine. Rusty Hardin, l'avvocato della donna, afferma che Anne:

Nega strenuamente di aver fatto qualcosa di improprio e sta collaborando totalmente e volontariamente con la legge per risolvere al più presto la situazione.

Il signor Hardin ha continuato ribadendo le parole della McClain e rassicurando tutti sul fatto che l'accesso alla banca dallo spazio è stato solo un tentativo per assicurarsi che ci fossero fondi sufficienti nel conto, per pagare le bollette e prendersi cura del bambino. La signora McClain aveva sempre fatto lo stesso durante la relazione - iniziata nel 2014 e finita nel 2018 dopo un pesante divorzio - con il pieno consenso della signora Worden. Inoltre, ha aggiunto la McClain, ha continuato a usare la password che aveva utilizzato in precedenza senza aver mai sentito dalla Worden che ora l'accesso all'account le fosse vietato.

NASA, stazione orbitante internazionaleNASA

La vicenda avvenuta sulla ISS non coinvolge però solo le 2 donne, ma anche le 5 agenzie spaziali facenti parte della stazione orbitante: Stati Uniti, Russia, Giappone, Europa e Canada. I reati spaziali vengono infatti trattati alla stregua di quelli avvenuti in acque internazionali e per cui si attivano tutte le procedure già consolidate per gestire questo tipo di eventi. Anche se i membri della NASA rimangono molto cauti nell'aprire le reti di computer all'esame degli avvocati, onde evitare fughe di informazioni altamente sensibili. 

Altri incidenti spaziali avvenuti con la complicità dello spazio

Nell'epoca del turismo spaziale una denuncia per furto di identità sembra essere solo il più piccolo dei problemi. Nel 2011, la NASA, ha fermato la vedova di un ingegnere spaziale che stava cercando di vendere una vera roccia lunare. Nel 2013, un satellite russo è stato danneggiato dopo essersi scontrato con detriti di un satellite che la Cina aveva distrutto in un test missilistico nel 2007, ben 6 anni prima. Nel 2017, un uomo d'affari austriaco ha citato in giudizio una società di turismo spaziale, cercando di recuperare il suo deposito per un viaggio nello spazio già pianificato che a quanto pare non procedeva in alcun modo. Tutti casi particolari ma che, volendo prendere in prestito le parole di Mark Sundahl, direttore del Global Space Law Center della Cleveland State University,  si riassumono nella frase:

Solo perché è nello spazio non significa che non sia soggetto alla legge.

La disputa sul primo reato spaziale tra Warden e McClain sembra non essersi ancora conclusa e pare che le donne torneranno a battersi in tribunale dopo il lungo processo di divorzio a Houston avvenuto nel 2018. A quanto pare, quello che pensi di aver lasciato sulla Terra a volte può seguirti anche nello spazio.

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