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Chernobyl: svelati agghiaccianti documenti segreti sul disastro del 1986

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National Security Archives ha svelato inquietanti documenti, prima secretati, sul modo in cui il governo sovietico gestì l'emergenza scaturita dal tristemente celebre disastro nucleare di Chernobyl del 1986. Una vera e propria tragedia nella tragedia.

Il monumento agli eroi di Chernobyl, che hanno salvato il mondo da un olocausto nucleare Wikipedia / Jorge Franganillo

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A quanto pare, stando a quanto svelato da National Security Archives, gli orrori di Chernobyl non si fermano agli innumerevoli casi di tumori, a tutti gli sfollati e alla nube radioattiva sprigionata dall'incidente e diffusasi poi in diverse parti d’Europa e anche oltre.

Sono stati infatti resi pubblici centinaia di documenti sovietici prima secretati sull’orribile disastro, avvenuto il 26 aprile del 1986, presso la centrale nucleare V.I. Lenin (situata in Ucraina settentrionale), documenti che svelano le surreali direttive imposte dal governo sovietico per “gestire” l’emergenza creatasi.

In particolare, il Politburo sovietico, nei giorni immediatamente successivi al disastro, tentò in maniera spregiudicata di celare al mondo intero le conseguenze del gravissimo incidente nucleare.

Un documento datato 8 maggio 1986 riporta le seguenti parole:

Classificato. Minuta numero 9, 8 maggio 1986. Il ministero della salute sovietico ha stabilito nuovi livelli accettabili di radiazioni ai quali i cittadini possono essere esposti. Livelli 10 volte superiori a quelli stabiliti in precedenza. In alcuni casi specifici, il limite dei livelli di radiazioni è superiore fino a 50 volte quelli precedenti.

Tutto ciò è sconcertante, orribile, e lascia intendere che, visto il gran numero di persone ricoverate d’urgenza negli ospedali in seguito al disastro, le alte sfere sovietiche pensarono di “ovviare al problema” innalzando i limiti d’esposizione alle radiazioni.

Ciò viene confermato anche da un ulteriore documento datato 12 maggio, in cui si parla di oltre 10mila persone ricoverate in ospedale, di cui 345 con chiari sintomi di patologie dovute all’esposizione alle radiazioni.

Ma non è tutto, perché da altri documenti emerge che buona parte della popolazione colpita dal disastro di Chernobyl venne rispedita a casa. E fra loro, purtroppo, anche donne gravide e bambini:

Classificato. Minuta numero 29, 23 giugno 1986. Rapporto sulla possibilità di far tornare a casa donne gravide e bambini nelle zone che presentano livelli di radiazioni compresi fra 2 e 5 millirem all’ora.

Per darvi un’idea della scelleratezza di tale scelta da parte del governo, l’ex membro del Soviet Supremo (dal 1989 al 1991) Alla Yaroshinskaya (grazie a lei National Security Archives ha ottenuto buona parte dei documenti secretati) parla dei limiti accettabili di radiazioni attualmente in vigore negli Stati Uniti:

Al fine di un confronto, basti pensare che il governo degli Stati Uniti stabilisce a meno di 6mila millirem l’anno la massima esposizione possibile per un adulto che lavora a stretto contatto con materiale di tipo radioattivo. Inoltre, l’esposizione per i feti umani è limitata a un massimo di 50 millirem al mese.

Se credete poi che le raccapriccianti rivelazioni si fermino qui, non avete ancora letto delle disposizioni sovietiche atte a rendere commestibile latte e carne contaminati dalle radiazioni nucleari:

Secretato. Delibera del Politburo del Comitato centrale del PCUS, 8 maggio 1986. Protocollo registrato dal compagno V.S. Murakhovsky. Mediante macellazione del bestiame e dei maiali, è stato scoperto che la loro carne può essere resa adatta al consumo tramite lavaggio con acqua degli stomaci [degli animali] e rimozione dei linfonodi.

Una foto di Alla YaroshinskayaThe Right Livelihood Award
L’ex membro del Soviet Supremo Alla Yaroshinskaya

Nel resto dei documenti il governo sovietico consigliava inoltre di lavorare la carne contaminata sotto forma di salami e, in generale, di derrate alimentari con una buona capacità di conservazione.

In termini di numeri e stando sempre alle parole di Yaroshinskaya, circa 47.500 tonnellate di carne e 2 milioni di tonnellate di latte contaminati hanno messo a rischio la salute di circa 75 milioni di persone, facendo riferimento solo al 1989.

In una nota del procuratore generale sovietico V.I. Andreyev si legge inoltre:

Le disposizioni messe in atto hanno contribuito ad un aumento della mortalità e a un maggior numero di casi di tumori maligni e deformazioni fisiche. Per 1,5 milioni di persone, fra cui 160mila bambini d’età inferiore ai 7 anni, le tiroidi sono state sottoposte a livelli di radiazioni pari a 30mila millirem nell’87% degli adulti, e nel 48% per quanto concerne i bambini.

L’orrore però va ancora oltre l’immaginario, perché secondo Yaroshinskaya, nessuno dei reali responsabili della gestione della salute dei cittadini sovietici in quel frangente è stato giudicato, riferendosi agli uomini al vertice del PCUS che, stando ad ulteriori documenti, massimizzarono gli sforzi per l’insabbiamento della vicenda.

Venne dunque fatto di tutto per “smontare” le dichiarazioni degli organi d'informazione e delle agenzie d’intelligence a proposito di ciò che era realmente avvenuto alla centrale di Chernobyl.

Nei documenti resi pubblici si parla addirittura di agenti sovietici a cui venne assegnato il compito di "localizzare e identificare" eventuali studenti stranieri, presenti sul territorio al momento del disastro, che avrebbero potuto far trapelare informazioni "scomode". A tal proposito, nella documentazione si ipotizza perfino di “tenere sotto controlli i livelli di panico” degli studenti in questione.

A togliere ogni dubbio sulla gestione totalmente errata del disastro di Chernobyl da parte del governo di allora, ci pensa la nota del consulente scientifico Vladimir Gubarev indirizzata al Comitato centrale del PCUS, che parla di “perdita non necessaria di vite umane” e “totale paralisi delle autorità locali”.

Gubarev specifica addirittura che la situazione riguardo al pericolo rappresentato dalle radiazioni sprigionate in seguito all’incidente era chiara già a un’ora dall’accaduto, ma non era stata stabilita alcuna misura d’evacuazione d’emergenza pianificata, le persone quindi non sapevano come reagire al disastro.

Il primo rapporto ufficiale sull’accaduto inviato al Politburo riportava invece che l’adozione di misure d’emergenza, inclusa l’evacuazione della popolazione dal territorio coinvolto nell’incidente, “non era necessaria”.

In poche parole, una fra le più grandi tragedie della storia dell’umanità è stata aggravata dalla volontà da parte dei “piani alti” di allora di salvare le apparenze, di "guardare dall'altra parte".

E dunque non ci resta altro da fare che ricordare tutte le persone che al momento dell'incidente (e col passare degli anni), a causa dell’egoismo dei propri simili, hanno perso la vita, sperando almeno che il disastro di Chernobyl serva sempre da monito per le generazioni attuali e future.

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