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L'FBI ha rilasciato i file ufficiali sul Bigfoot (e i test sui peli ritrovati negli anni '70!)

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La creatura è nota anche come Sasquatch, Momo, o Piedone (in italiano)… ma esiste o no?

Vecchia foto di un possibile avvistamento scattata in California Bettmann/Getty Images

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Il Bigfoot è una creatura leggendaria, simile a un uomo scimmia, che vivrebbe nelle foreste dell'America Settentrionale: è ormai da anni parte della cultura popolare americana e oltre il 10% dei cittadini USA crede nella sua esistenza.

Sappiamo che l'FBI custodisce migliaia di documenti su celebrità, criminali, politici e altra gente di grande fama. Questi di solito non vengono resi pubblici fin quando la persona interessata non muore e, proprio per questo motivo, quelli riguardanti il Bigfoot, rilasciati di recente, hanno suscitato un certo scalpore. La creatura è morta? No, in realtà pare non sia mai esistita.

Ma facciamo un passo indietro.

Nel 1976, l'allora direttore del Bigfoot Information Center, Peter Byrne, scrisse una lettera al Bureau chiedendo di fare chiarezza una volta per tutte riguardo a una precedente istanza accolta per analizzare dei peli "non identificabili come quelli di una creatura conosciuta nel continente".

Il vice direttore dell'FBI, Jay Cochran, rispose che non era in grado di trovare alcuna documentazione di tale esame. Byrne richiese allora un test di ciò che considerò un nuovo ed interessante campione. Scrisse infatti:

Non ci capita spesso di imbatterci in peli che non siamo in grado di identificare. E quelli che abbiamo adesso, circa 15 e attaccati a un piccolo pezzo di pelle, rappresentano il primo campione degli ultimi sei anni che riteniamo possa avere una certa rilevanza.

Così Cochran rispose che, sebbene il laboratorio dell'FBI si concentrasse principalmente su indagini criminali, a volte agiva nell'interesse della comunità scientifica. Così decise di esaminare i peli e il tessuto.

Il campione venne analizzato con processi che includevano:

  • osservazione al microscopio
  • studio di caratteristiche morfologiche quali struttura delle radici, struttura midollare e spessore della cuticola
  • calchi in scala e confronto diretto con peli di origine nota, grazie a un microscopio comparatore

Peccato che i risultati non furono quelli sperati da Byrne. Cochran scrisse infatti che, in seguito alle analisi, "fu scoperto che i peli appartenevano a un cervo".

Di seguito trovate il tweet ufficiale dell'FBI che rimanda ai documenti pubblicati.

Ora Peter Byrne ha 93 anni ma, nonostante la veneranda età, non ha ancora perso la speranza di dimostrare che il Bigfoot sia una creatura reale ed estremamente rara. L'uomo racconta di aver sempre avuto un interesse per l'ignoto e il mistero, dal momento che suo padre era solito raccontargli le storie sullo Yeti dell'Himalaya prima di rimboccargli le coperte. Provare l'esistenza del Bigfoot è per Byrne "una grande sfida", come egli stesso la definisce. Il suo desiderio di individuare la creatura lo portò anche a organizzare tre spedizioni in Nepal alla fine degli anni '50.

Byrne afferma di aver trovato due o tre serie di possibili impronte di Bigfoot negli ultimi cinquant'anni, con cinque dita per piede, lasciate sull'Himalaya a un'altitudine di oltre 4500 metri. Tuttavia ammette che avrebbero potuto essere di asceti induisti, visti camminare a piedi nudi tra la neve.

Il Bigfoot potrà pure rimanere una semplice leggenda metropolitana, ma lo studio Laika ha saputo senz'altro farne un grandioso protagonista nel suo ultimo film d'animazione, Missing Link. Non trovate?

Via: CNBC

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