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Samuel L. Jackson difende il linguaggio esplicito dei film di Tarantino

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L'attore, fedelissimo di Tarantino, spiega perché il linguaggio spesso sopra le righe dei film del regista americano non dovrebbe scandalizzare pubblico e critica.

Samuel L. Jackson interpreta Jules Winnfield in Pulp Fiction Miramax Films

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La prima parte del 2019 ha riservato solo successi per Samuel L. Jackson. L’attore, infatti, è protagonista in due dei film più chiacchierati dell’anno in corso, ovvero Glass e Captain Marvel. Curiosamente, l’interprete nativo di Washington, da sempre uno dei fedelissimi di Quentin Tarantino, non fa parte del cast di Once Upon a Time in Hollywood, il nuovo film diretto dal regista americano. Jackson, in ogni caso, è apparso in sei delle nove pellicole dell’autore di Pulp Fiction, e sembra essere molto legato a queste esperienze.

Intervistato da Esquire, l’attore ha ribadito che uno dei personaggi che ha interpretato con più piacere nel corso della sua carriera è stato quello di Stephen in Django Unchained, pellicola diretta proprio da Tarantino. Stephen, nel film, è il capo della servitù di Candyland, la sontuosa magione del perfido Calvin J. Candie, interpretato da Leonardo DiCaprio. Jackson, a questo proposito, ha spiegato:

Amo follemente Stephen. Voglio dire, è lui che mandava avanti quella dannata piantagione. Candyland era la sua dannata piantagione. Candie era fuori a fare quello che gli pareva e a combattere con i neri. Era Stephen a scrivere gli assegni. Era lui che si occupava della semina, della vendita degli schiavi. Era lui che gestiva il posto… non aveva figli perché non aveva tempo. Ma Candie, alla fine, era suo figlio. E Candyland era il suo mondo. Sapeva che, fuori da Candyland, non era altro che un nero qualsiasi in una piantagione.

Stephen e Candie, personaggi di Djnago UnchainedHDColumbia Pictures

Questione di verità cinematografica

La discussione è virata poi sull’utilizzo del linguaggio in Django Unchained. La parola “negro,” ad esempio, nel film è utilizzata 110 volte, e questo ha stizzito più di un osservatore. Jackson, su questo punto, sembra avere le idee molto chiare:

Sono tutte scemenze. Quando abbiamo girato Pulp Fiction, ho avvisato Tarantino riguardo alla scena del ‘Deposito dei negri morti’. Io gli dicevo: ‘Non dire deposito di negri morti’. E lui mi rispondeva: ‘No, lo dirò invece.’ Per questo abbiamo provato a rendere più gestibile la situazione inventandoci che Bonnie, la moglie di Jimmie [il personaggio impersonato da Tarantino, n.d.r.], era nera. Ma, semplicemente, non puoi dire a uno scrittore che non può parlare, scrivere, o far dire ai suoi personaggi cose tipiche della loro cultura. Non puoi farlo, perché diventa qualcosa di falso. Diventa qualcosa di disonesto.

Jackson ha svelato inoltre che, di norma, è lui stesso a utilizzare la parola “negro” in misura maggiore rispetto ai dialoghi ideati da Tarantino:

In genere uso almeno cinque 'negro' in più di quanto suggerito da Quentin, perché sto parlando normalmente, come faccio ogni giorno.

Samuel L. Jackson, attore americanoHDGetty Images

Tre è il numero (di riprese) perfetto

Jackson ha svelato anche un curioso retroscena legato alle sue esperienze sui set cinematografici. L’attore, infatti, nella maggior parte dei casi, permette ai registi di ripetere per un massimo di tre volte le scene in cui lui è coinvolto. Come è nata questa abitudine? Tutto inizia nel 1996, nel film Il momento di uccidere. In teoria, il personaggio di Jackson, Carl Lee, era un uomo costretto a uccidere per proteggere sua figlia. Il regista Joel Schumacher, in fase di post-produzione, cambiò la storia, rendendo Lee un assassino che aveva ucciso senza rimorsi. L’attore ha spiegato:

Quando ho visto questo cambiamento, ho detto: ‘Oh, va bene. Sono loro a capo di tutto, il medium è controllato dal regista. Possono fare quello che vogliono’. Adesso, infatti, quando sono su un set e il regista mi chiede: ‘Possiamo rifare la scena?’ ogni tanto io dico: ‘Nah’. Non giro per più di tre volte la stessa scena. Perché non sono io quello ad andare nella stanza dell’editing. Il regista inserirà quello che gli piace di più, quello che mi ha chiesto di fare. Quindi se non ripeto la scena, non dovrò preoccuparmi di come i registi cambiano la mia performance.

Una sequenza de Il momento di uccidereHDRegency Enterprises

Cosa ne pensate del linguaggio dei film di Tarantino? Secondo voi, Jackson fa bene a difendere il regista?

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