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La pista di ghiaccio, la recensione: Roberto Bolaño prima di True Detective

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Continua la riproposizione da parte di Adelphi dell'opera del romanziere cileno di culto Roberto Bolaño: La pista di ghiaccio è il suo elegante esordio noir, passato all'epoca inosservato. La recensione del romanzo.

Un dettaglio della copertina Adelphi

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Anche se a volte pare inamovibile e polveroso, il mondo della letteratura corre veloce, innalzando nuovi idoli, facendo fare cadute rovinose a quelli vecchi, ormai passati di moda. Oggi l'autore cileno Roberto Bolaño è una firma di culto, forse il più amato e incensato scrittore sudamericano del passato recente. Eppure nel 1993 il suo esordio La pista di ghiaccio veniva pubblicato quasi in sordina in Spagna, scomparendo dalla circolazione subito dopo. Poi sono arrivati La letteratura nazista in America (che lo lanciò negli Stati Uniti), I detective selvaggi e quello che è considerato il suo capolavoro, 2666. Il resto è storia, storia della letteratura d'inizio millennio.

Nel 2003 lo scrittore cileno, sempre più ritirato a vita privata e lontano dalla ribalta, muore. Lascia il mondo consapevole di essere diventato celebre a livello internazionale, ma senza sapere che di lì a un decennio sarà molto più che semplicemente famoso. La sua opera diverrà oggetto di culto e studio, osannata dalla critica e amata da altri grandi autori. Tanto che nel 2014 quel romanzo noir dimenticato o quasi con cui aveva esordito viene citato da molti e a più riprese tra le principali ispirazioni di un altro fenomeno di culto: la prima stagione della serie TV True Detective. 

Bolaño sul ghiaccio sottile del noir

Nella città spagnola di Z tre voci maschili si confessano e raccontano la loro verità circa uno scandalo politico e un omicidio senza nome e senza corpo. I tre uomini sono apparentemente distanti per classe, nazionalità, condizione sociale e interessi, ma sono uniti indissolubilmente da un segreto che li accomuna: la costruzione di una pista di ghiaccio abusiva a Palazzo Benvigut, rovina maestosa e abbandonata situata fuori città. 

Remo Morán è un poeta esule cileno che a Z ha sviluppato una bella rete di negozi, diventando un imprenditore di un certo successo. L'uomo s'invaghisce di Nuria Martì, soave pattinatrice spagnola, con cui ben presto allaccia una relazione fisica. La ragazza però è anche oggetto delle attenzioni platoniche di un altro uomo, un funzionario comunale spagnolo di nome Enric Rosquelles, assistente della sindaca Pilar. Afflitto da un aspetto pingue e dalla bassa statura, Enric rimane irretito dal fascino della pattinatrice bella e inquieta, afflitta dalla recente esclusione dai fondi che le permettevano di continua ad allenarsi. 

La copertina di La pista di ghiaccioAdelphi
Torna in libreria l'esordio dimenticato dell'autore di culto cileno

Deciso a garantire una chance alla ragazza, Enric tira tutti i fili invisibili dell'amministrazione comunale e riesce a far realizzare di nascosto una pista di pattinaggio per farla allenare, nei sotterranei labirintici di Palazzo Benvigut. La visione è quasi surreale, un gelido segreto che sopravvive nel mezzo della torrida estate spagnola. A scoprire per caso il segreto di Palazzo Benvigut è anche Gaspar Heredia, uno spiantato messicano conoscente di Remo, che lo ha assunto come stagionale presso il suo campeggio di Z. Testimone invisibile del rapporto tra la pattinatrice e l'amministratore comunale, Gaspar è arrivato alla villa pedinando un'altra donna, una giovane misteriosa e forse pericolosa di nome Caridad. 

L'esordio "perduto" e l'origine di True Detective

Sin dalle prime pagine di La pista di ghiaccio si parla di un corpo senza vita, di un omicidio e di un grosso scandalo politico. il lettore però dovrà ascoltare tutto il racconto di Remo, Enric e Gaspar per scoprire chi sia il morto e per intuire l'identità del suo assassino. Il triplice racconto (o confessione?) dei tre protagonisti maschili si snoda lentamente sul ghiaccio sottile della storia, spesso incappando in visioni contrastanti dello stesso evento, nell'acredine tra le tre figure, unite da rapporti di amicizia o da reciproco astio.

Eppure questi dislivelli non impediscono al noir d'esordio di Bolaño di scivolare via con la grazia che Nuria esibisce sul ghiaccio, in un intreccio apparentemente delicato e omogeneo, che nelle sue fasi finali sa prendere velocità e realizzare all'improvviso figure complesse, inaspettate, accelerazioni che mozzano il fiato. Il punto non è tanto mantenere fino all'ultimo il mistero circa l'identità del corpo (sarà Nuria a morire o uno dei tre rivali?) o dell'assassino, quando preservare quell'atmosfera di felicità surreale e sospesa, che trova metafora sin troppo facile nell'innaturale pista di ghiaccio. 

Forse il peggio non era che parlasse delle stesse cose, ma che io mi facessi contagiare e dopo non molto, negli istanti precedenti all'orgasmo, tutti e due ci lasciassimo andare a una serie di confessioni e soliloqui macabri, pieni di gemiti e distese gelate e vecchie moltiplicate sul ghiaccio che riuscivamo a interrompere solo venendo. 

Dentro i corridoi infiniti e sinistri di Palazzo Benvigut, all'ombra dell'intreccio del noir classico, Bolaño si concede qualche spunto ben calibrato sulla situazione politica del Cile di Remo, del suo Cile. Sono ancora lontani però i notturni cileni, la piena complessità delle sue opere mature. Qui il Bolaño di culto è presente in potenza, si affaccia solo saltuariamente. Tuttavia impressiona già per come gestisce con padronanza una storia apparentemente semplice, ma dalla triplice complessità. Spiace solo che, rispettando appieno gli stilemi del genere, le donne del romanzo (Nuria, Caridad e la sua amica Carmen, la ex di Remo Lola e la sindaca Pilar) vivano più che altro del mistero derivato dal non riuscire mai a prendere la parola, rimanendo figure dell'immaginario maschile più che personaggi e persone vere e proprie.

Ritradotto da Ilide Carmignati per Adelphi - impegnata in un lungo viaggio di riproposizione del catalogo dell'autore - La pista di ghiaccio sembra quasi un'operazione semplice, naturale. Invece Bolaño ci mette la bravura innata e l'amore affettuoso di un Enric Rosquelles per plasmare un romanzo immune allo scorrere del tempo, capace di generare, anche se a scoppio ritardato, un punto di riferimento, un modello d'ineffabile semplicità ed efficacia. A portata di mano per Nic Pizzolatto e per quanti sono scesi in pista solo successivamente, tentando di replicarne la pattinata perfetta. 

Sia per chi è in ospedale sia per chi è in carcere, non vi è regalo più bello di un libro.

La pista di ghiaccio è tornato nelle librerie italiane con la nuova edizione Adelphi a fine gennaio 2019.

Voto7/10

L'esordio cronologico di Roberto Bolaño non ne rivela forse appieno le capacità da scrittore di culto mostrate in seguito, ma rimane un elegante noir, già stilisticamente pienamente maturo.

Elisa Giudici

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