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Poirot sul Nilo (Death on the Nile), recensione libro

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Poirot fa cose, vede gente ma soprattutto risolve rebus, anche sul Nilo.

Una scena di Assassinio sul Nilo Paramount Pictures

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Nel giallo Poirot sul Nilo di Agatha Christie un disegno sordido e torbido, morboso e insidioso insanguina un tour panoramico con una catena di inquietanti delitti, che si consumano tra un bicchiere di scotch a mezzanotte e una visita alle antiche rovine sotto il sole egiziano. Alla base della scia d’odio che incombe su una schiera di passeggeri a bordo di un piroscafo sembrerebbe esserci solo la furia di una donna folle di gelosia, perché ha visto la sua migliore amica sposare l’uomo che amava. Eppure la realtà non è sempre come sembra…

Si tratta di uno dei romanzi più macchinosi, passionali e appassionati di Agatha Christie, il quindicesimo con Hercule Poirot protagonista. Pubblicato nel 1937, fa parte di un’ideologica trilogia con l’investigatore “testa d’uovo” belga immerso in un’ambientazione esotica, insieme a La domatrice e a Non c’è più scampo.

È un giallo sanguigno e sanguinoso, che nel 1946 fu incluso nel saggio Il più splendido gioco del mondo di John Dickson Carr come uno dei dieci migliori libri di genere.

Due parole sulla trama: la ricca ereditiera britannica Linnet Ridgeway è in luna di miele con il marito attraente ma molto meno facoltoso, Simon Doyle. Poirot s’imbatte nella coppia mentre si sta preparando a imbarcarsi sul Karnak, un battello che accompagnerà lui e gli altri passeggeri lungo il Nilo per una classica crociera. A bordo del piroscafo, però, c’è anche Jackie, l’ex migliore amica di Linnet, che era fidanzata con Simon prima lui la lasciasse per sposare l’ereditiera. Macerata dall’odio e dal desiderio di vendetta, Jackie giura di rovinare il viaggio di nozze a chi l’ha fatta soffrire. A bordo del Karnak ci sono anche un medico, una scrittrice, un’anziana dama, un libero pensatore, una cameriera e altri passeggeri che, per un motivo o per l’altro, detestano Linnet. Alla morte improvvisa della donna, freddata da un colpo di pistola alla tempia nel cuore della notte, Poirot deve fare luce sulla vicenda e scovare l’assassino. Tutto porterebbe a Jackie, ma la ragazza sembra avere un alibi di ferro…

La copertina di Poirot sul NiloOscar Gialli
Il romanzo Poirot sul Nilo

Linnet e Jackie, il sole e la luna

Guardi là, la luna… La vede bene, non è vero? È limpida, reale… Ma se spuntasse il sole non la vedrebbe più. Così è stato. Io ero la luna… e Simon è stato abbagliato dal sole, non ha più visto altro che il sole!

Linnet parla così di Jackie quando chiede a Poirot di difenderla da quella che fino a poco prima era la sua amica del cuore. E questo romanzo di Agatha Christie funziona come l’escursione termica dei paesi nordafricani: è dominato dai poli opposti, identificabili nelle figure di Linnet e Jackie. La prima è glaciale e apollinea, la seconda irruenta e dionisiaca. Jackie ha un fascino sinistro e perverso, da animale notturno, ma il sole, senza scomporsi, brilla sempre di una luce abbagliante eclissando qualunque altro astro.

Il torpore e il silenzio delle piramidi, tombe antichissime che si stagliano su un orizzonte esotico, incendiato dai colori del tramonto o accarezzato dalle prime luci dell’alba, è il contesto più dissonante (e perfetto) per raccontare una febbre di odio, amore e gelosia.

La realtà si scoprirà diversa da quello che sembra, ma un lettore alle prese con Poirot sul Nilo si trova improvvisamente (s)travolto da uno scontro passionale tra due donne.

Anche gli altri personaggi si dividono in soli e lune o apollinei e dionisiaci. Ci sono gli ipercontrollati come Andrew Pennington, l’amministratore dei beni di Linnet, e gli ottenebrati come Salome Otterbourne, scrittrice di romanzi erotici di livelli non eccelsi.

Il lettore, sballottato tra sole e luna, si renderà conto che i raggi ultravioletti sono nocivi ma non va mai sottovalutato il fascino perverso della luce notturna.

L’enigma in pieno stile Agatha Christie

Agatha Christie seduta in poltronaHDGetty Images
Agatha Christie, la scrittrice inglese di Poirot sul Nilo

I romanzi e i racconti di Agatha Christie si costruiscono in modo quasi sempre cervellotico. Chi ama i gialli della scrittrice britannica, sa che più che il rocambolesco contengono il machiavellico e che gli assassini utilizzano l’arguzia più che la forza, come per sfidare l’investigatore a una complicata partita a scacchi, bypassando i luoghi comuni dei gialli stessi in modo metaletterario (in questo genere di romanzi quasi sempre c’è qualcuno che sembra il colpevole ma non lo è, o forse lo è, e di questo sembrano consapevoli anche i personaggi della Christie).

Poirot sul Nilo non fa eccezione e lo scioglimento dell’enigma si basa su un meccanismo complesso, quasi ai limiti del surreale, in cui l’assassino tesse una tela perfetta e rigorosa, con lampanti contropartite, prima che la situazione inizi a sfuggirgli di mano e offra a Poirot uno spiraglio per illuminare la mente di tutti.

Come spesso succede, la scrittrice dissemina il romanzo di indizi, indizi veri e (tanti) indizi falsi che collegherebbero quasi tutti i personaggi al delitto: una delle risorse più belle della lettura è proprio quella di muoversi tra la parole, cercare la verità, oltrepassare le pepite false per cercare quelle d’oro puro, un simbolico sentiero che porterà a chi ha concepito l’omicidio.

Il giallo è godibile e la trama ideale per chi ama i gialli contorti, pieni di colpi di scena, contestualizzati nei primi del Novecento, un secolo pieno di ideali tramontati, di passioni sopite, di tematiche politiche e sociali oltre che private e individuali.

I gialli solitamente iniziano in mood Law & Order: c’è un delitto e il lettore non ha il tempo di empatizzare con la vittima. Agatha Christie invece vuole presentare la tridimensionalità di Linnet, un’ereditiera antipatica ma non completamente detestabile, giovane ma non per questo ingenua, o forse non fino al punto in cui avrebbe potuto esserlo.

L'Egitto delle lotte (e invidie) di classe

Snocciolata la dinamica dell’omicidio, estratto il fil rouge criminale dall’afa e dalle zanzare del Nilo, è interessante anche ragionare sul contesto sociale. Erano gli anni '30, stava per scoppiare la Seconda Guerra Mondiale e la divisione della società in classi stava per preparare i grandi totalitarismi del secolo breve.

I soldi di Linnet sono il vero, grande protagonista oscuro della storia, una presenza spettrale e costante, insieme ai verbi dinamici di furto, sottrazione, appropriazione, eredità. Linnet ha sposato Simon “rubandolo” a Jackie in virtù della sua enorme fortuna. Jackie vorrebbe rovinare loro la vita e riportare le cose allo stato precedente. E i personaggi di contorno si modellano intorno a Linnet e al suo patrimonio come tanti contabili in abiti glitterati ed eleganti completi maschili: Andrew Pennington medita di derubarla, l’anziana Signorina van Schuyler è abbacinata dalle sue perle, Ferguson la trova una volgare parassita, che dovrebbe essere uccisa come semplice monito contro il sistema capitalista e le sue degenerazioni.

Lo stile

Poirot sul Nilo riesce a essere allo stesso tempo novecentesco quanto profondamente contemporaneo. Il linguaggio di Agatha Christie è scattante, non eccessivamente fiorito, asciutto e orientato alla meccanica dell’azione. La presenza di termini retrò e qualche parola caduta in disuso non toglie nulla alla guizzante prosa performativa che punta a mettere in risalto la dinamica dei fatti strettamente correlata ai propositi e ai pensieri dei personaggi.

La linearità della trama è funzionale a uno dei topos della scrittura christiana, il climax e la conclusione misurata, uno scioglimento finale verboso in cui Poirot racconta a tutti come si sono svolti i fatti.... senza tralasciare i colpi di scena last minute!

Poirot sul Nilo (274 pagine, edizione 2017) è disponibile nelle librerie Mondadori, su Amazon e nello shop online di Mondadori store, anche in formato tascabile.

Voto9/10

Un giallo magistrale, scritto con lo stile inconfondibile della regina Agatha Christie. Poirot si imbatte in un delitto apparentemente focoso, ma il suo acume rivelerà un intrigo machiavellico.

Alice Grisa

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