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Incubi e segreti del Maestro dell'Orrore: l'intervista a Junji Ito da Lucca Comics & Games

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Maestro del manga horror, sceneggiatore e illustratore: Junji Ito è uno dei mangaka che l'Occidente e l'Italia sta imparando a conoscere e apprezzare. MondoFox intervista l'ospite d'onore di Lucca Comics 2018.

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La differenza tra una persona comune e un’artista la comprendi guardando Junji Ito che disegna. Armato di un pennarello nero indelebile a punta grossa, traccia con sicurezza spirali e lievi tratti e dal nulla appare in pochi secondi un enigmatico sguardo femminile.

Le donne, da Tomie alla protagonista di Uzumaki - Spirale Kirie, le linee che si avvolgono su sé stesse e un’elegante firma: Junji Ito, autore pubblicato in Italia da Star Comics (che ospita il Maestro a Lucca), J-Pop Manga e Hizaki Edizioni. Per i più fortunati c’è uno schizzo vero e proprio, realizzato su uno shitajiki: un elegante cartoncino bianco quadrato utilizzato in Giappone proprio per firme e dediche da parte di personaggi famosi.

il mangaka Junji ItoHDElisa Giudici
Il re del manga horror che sta conquistando l'Occidente: intervista a Junji Ito

Il sensei ha avuto una lunghissima giornata, all’interno del fitto calendario di incontri con i suoi fan e con la stampa che riempiono il suo viaggio italiano. Eppure quando apre il pennarello, il volto dai tratti lievemente segnati dal concatenarsi di press café e interviste, non c’è fretta né approssimazione nei suoi gesti. Anche per lo schizzo più essenziale, la concentrazione è massima.

Da questi piccoli gesti si evince una passione per il disegno, molto più che una professione o un semplice mezzo espressivo. Il suo approccio però non è dogmatico ed è evoluto nel tempo. Dal 1987 - anno in cui pubblicò il fortunato manga d’esordio Tomie - ad oggi tante cose sono cambiate. Rispetto ad altri autori della sua leva, non si è fatto troppo problemi ad abbracciare la rivoluzione digitale. Proprio dalla sua tecnica di disegno prende il via la nostra chiacchierata con il Maestro, nell’area intervista di Lucca Comics & Games 2018.

Innanzitutto vorrei farle una domanda sul suo metodo di lavoro. Lei ha iniziato sua carriera molto prima della diffusione degli strumenti digitali nell’ambiente dei disegnatori quali tavolette grafiche, photoshop, stilo e tecniche di colorazione digitali. La sua tecnica di disegno e inchiostratura quanto è cambiata con l’avvento della tecnologia nel settore?

Inizialmente disegnavo e inchiostravo tutto a mano. Applicare i retini sulle tavole, ripassare le forme dei personaggi tracciate a matita con la china nera sono alcuni esempi di processi molto lunghi e faticosi. Per questo ho deciso già qualche anno fa di passare al disegno digitale, utilizzando una tavoletta grafica. Bastano un paio di tap sullo schermo e operazioni molto complesse e faticose si svolgono con facilità e precisione.

Tuttavia di fatto disegno ancora tutto a mano, anche se il supporto è cambiato. Questo per me è fondamentale: quando tracci qualcosa con le tue mani, il disegno acquista un’anima tutta sua. Presto molta attenzione a questo elemento.

Per i suoi temi orrorifici e il suo stile visivo è considerato un mangaka “accessibile” anche per quanti non hanno molta esperienza con il fumetto giapponese. Cosa ne pensa? La sua opera in qualche modo è più “indipendente” dagli stilemi del manga classico?

Non saprei, non ho mai riflettuto su questo aspetto. Sicuramente le influenze che ho avuto in passato sono state le più disparate. Agli albori di carriera sono stato ispirato da grandi mangaka che hanno innovato il settore. Ricordo che rimasi molto colpito dalle opere di Katsuhiro Ōtomo [il papà di Akira, n.d.R.]. All’epoca davvero nessuno disegnava cose del genere; è stato un grande innovatore. Ancor oggi cerco di ispirarmi a lui, tentando di innovare continuamente nelle mie opere, facendo molta attenzione a non ripetermi o a copiare anche involontariamente il lavoro di altri.

Tuttavia sono stato ispirato anche da elementi esterni al mondo dei manga, come per esempio le illustrazioni pin-up presenti nei romanzi giapponesi, spesso realizzate da artisti di livello. Al giorno d’oggi per illustrare le light novel vengono spesso interpellati mangaka di prestigio, ma all’epoca non succedeva.

Junji Ito a Lucca 2018HDElisa Giudici
Junji Ito racconta: ritengo di essere una persona molto cupa e un po' introversa

La sua produzione vastissima può essere grossomodo divisa in raccolte antologiche di storie brevi e opere più lunghe e articolate, tra cui spiccano per fama e consenso critico Uzumaki, Tomie e Gyo. Lei quale delle due “lunghezze” sente più sua?

Sicuramente la forma breve: per quasi un decennio ho disegnato solo storie brevi, one shot dalle 40 alle 60 pagine. Ancor oggi trovo che quella sia la lunghezza congeniale per me. Sviluppare opere più lunghe è comunque affascinante, ma lo trovo decisamente più complesso. Se invece ho meno di 40 pagine a disposizione, fatico a raggiungere il livello di dettaglio che voglio avere per la storia e i personaggi.

In Tomie - il suo fortunato manga d'esordio - la bellezza della protagonista è una sorta di catalizzatore di sentimenti negativi e di morte. L’associazione della bellezza all’invidia e alla violenza ricorre in molte delle sue opere, dove non è mai un concetto neutro. Come si pone nei riguardi del “bello”? 

È una domanda davvero difficile, non mi sento in grado di rispondere a parole. Nel disegno esiste una bellezza “strutturale”, come per esempio quella data dalla proporzione aurea. Sotto quel punto di vista la bellezza è semplice da spiegare: si tratta di una serie di regole che, se rispettate, producono qualcosa di bello. Tuttavia c’è una componente strettamente personale in ciò che giudichiamo bello, che varia molto da persona a persona. Come ognuno di noi, so immediatamente cosa ritengo bello e cosa no, per cui non mi pongo troppe domande a riguardo, seguo l’istinto quando traccio le mie figure sulla tavoletta.

La cover del primo volume di SpiraleStar Comics
Nonostante il successo di Spirale e Tomie, Ito continua a prediligere le storie autoconclusive

La dimensione macabra delle sue storie viene spesso stemperata da sprazzi del tutto inaspettati di umorismo, tanto che il lettore ride tra uno spavento e l’altro. Ho sempre pensato fosse un influsso del suo carattere. Da lettrice ho l’impressione che lei non sia una persona “macabra” ma molto gioviale. Lei che ne pensa? 

Davvero la pensa così? Io mi ritengo una persona molto cupa [ride]. Di carattere mi definirei cupo, introverso, però anche io ho un lato gioviale e leggero. Per esempio quando sono a casa mi piace molto scherzare, dire sciocchezze e cose lievi, soprattutto per far ridere un po’ le mie figlie.

Inoltre adoro i programmi dedicati alla comicità: alle volte mentre li guardo rido così forte che probabilmente mi sentono anche i vicini!

Presto leggeremo in Italia i tre volumi de Lo Squalificato, una sorta di adattamento manga di un’opera classica di un autore giapponese chiave del Novecento come Dazai Osamu. Cosa l’ha affascinata in questa storia, e come mai secondo lei è stata così spesso utilizzata nella fiction giapponese?

Era da un po’ di tempo che volevo realizzare un manga indirizzato a un pubblico più trasversale, dato che gran parte della mia produzione è shoujo, cioè pubblicata su riviste pensate per un pubblico di lettrici. Con il redattore che mi ha affiancato per Shogakan, il signor Kato, ho esaminato una lista di romanzi da cui avrei potuto trarre un adattamento manga. Erano tutte opere di letteratura giapponese. Nel scorrere la lista mi ha molto colpito la presenza di Dazai Osamu e ho scelto Lo Squalificato. Ci tengo a precisare che all’epoca non sapevo che altri autori come Usamaru Furuya avevano disegnato lo stesso romanzo a fumetti, altrimenti avrei fatto una scelta differente.

In tanti tra i lettori pensano che il protagonista de Lo Squalificato sia un po’ un mio alter ego. Credo che dipenda dalla qualità dell’opera originale, che è davvero capace di farti sentire una certa comunanza con il protagonista, con la sua interiorità. D’altronde Dazai Osamu è tutt’altro che un autore comune. Pur essendo morto da tempo, ogni anno nell’anniversario della sua scomparsa decine di persone portano fiori freschi sulla sua tomba. Non succede spesso no? Questo dà misura della sua capacità di impressionare il pubblico, anche a distanza di tempo.

La copertina de Lo SqualificatoStar Comics
Junji Ito spiega il suo rapporto con Dazai Osamu, uno scrittore ancora capace di impressionare il lettore

Ci parli un po’ della sua esperienza qui a Lucca Comics & Games 2018. Come è stato incontrare i suoi lettori italiani?

Sono molto colpito dalla manifestazione e dal suo contesto. È incredibile poter camminare per le strade che ricordano il Rinascimento italiano, vedere così tante testimonianze storiche a cielo aperto. Sono davvero colpito, vorrei avere un po’ di tempo per fare una passeggiata.

I lettori italiani non sono ancora riuscito a incontrarli se non in qualche scambio sporadico, ma nei prossimi giorni avrò modo di conversare con loro e anche di visitare la mostra a Palazzo Ducale con un piccolo gruppo di veri appassionati. Ho però potuto partecipare alla cena dei Master or Horror con tanti autori di genere ospiti qui a Lucca. Stiamo lavorando tutti insieme a una rielaborazione di Frankestein e sono un po’ in ansia, perché ognuno dovrà presentare una variazione sul tema e sono già molto colpito dalle interpretazioni e riflessioni fatte dai colleghi nell’incontro introduttivo. Dovrò impegnarmi molto! [ride]

Può darci qualche anticipazione sui suoi progetti futuri?

Concluso il capitolo de Lo Squalificato, con il mio redattore avevamo una mezza idea di adattare un altro romanzo giapponese. Non ho ancora deciso su quale titolo focalizzarmi, ci sto ancora pensando su.

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