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Black Dahlia, la storia vera di Elizabeth Short dietro al libro e al film

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Squarciata, dissanguata e mutilata, Elizabeth Short, detta la Dalia Nera, rappresenta una delle pagine più nere della cronaca hollywoodiana. Ecco la storia vera che ha ispirato il film.

Una scena di Black Dahlia Universal Studios

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Black Dahlia è un film di Brian De Palma del 2006 che racconta un inquietante massacro avvenuto nel 1947 a Hollywood: quello di Elizabeth Short, aspirante attrice soprannominata “Dalia Nera”.

Il film, un thriller condito da un intenso dramma, è interpretato da Josh Hartnett (Dwight “Bucky” Bleichert), Scarlett Johansson (Kay Lake), Aaron Eckhart (Leland “Lee” Blanchard) e Hilary Swank (Madeleine). Nel ruolo della Dalia Nera troviamo invece la canadese Mia Kirshner.

Il film ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2006.

La trama del film

Una scena di Black DahliaHDUniversal Studios
Kay e Bucky in Black Dahlia

Il film, tratto dal libro Dalia Nera di James Ellroy e ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, si concentra sulla storia di due poliziotti di Los Angeles, Bucky e Lee.

Alla coppia viene affidata l’indagine sulla morte di una giovane e bellissima ragazza, Elizabeth Short, uccisa brutalmente e trovata morta in una via di Los Angeles.

Bucky mostra una dedizione estrema per il caso, cosa che lo allontana dalla fidanzata Kay, mentre Lee segue una pista che lo porta a conoscere l’affascinante Madeleine, scoprendo che Elizabeth era dedita ai film pornografici (attività all’epoca illegale).

Attenzione! Possibili spoiler!

Dopo aver assistito alla tragica morte di Lee, sgozzato e scaraventato dalla cima di un palazzo da una misteriosa figura, Bucky arriva a quella che lui crede la soluzione dell’enigma, incarnata nel potente padre di Madeleine (ma ad autoaccusarsi del delitto è la moglie Ramona, che poi si suicida).

Infine Bucky scopre l’identità dell’assassino di Lee: è Madeleine, perché l’agente ricattava suo padre. La pellicola termina con la morte della donna per mano del protagonista.

La storia vera della Dalia Nera

Chi era Elizabeth Short

Il film di De Palma è solo liberamente ispirato alla tragica vicenda della Dalia Nera, il cui omicidio, dopo oltre 70 anni, è rimasto tuttora irrisolto.

Ma chi era Elizabeth Short?

23enne quando è stata assassinata, la ragazza era nata a Boston ed era cresciuta con il mito delle prime star di Hollywood e delle femme fatale. Aveva folti capelli neri e occhi azzurri ed era molto bella, ma questo non bastò per farle trovare il proprio “posto al sole” sulla collina più sognata della California. 

Dopo aver lasciato gli studi, Elizabeth si era trasferita a Los Angeles (città che amava moltissimo) con il padre e, poco dopo, a Santa Barbara, dove era stata arrestata per guida in stato di ebbrezza.

Il triste destino di Elizabeth, che la portò a una morte spaventosa, è costellato da incidenti e casi fortuiti: trasferitasi in Florida (dove, da piccola, trascorreva gli inverni per curare l’asma), si era innamorata di un ufficiale e aveva accettato di sposarlo, ma la morte dell’uomo in un incidente aereo aveva infranto tutti i suoi sogni.

La ragazza tornò a Hollywood nel 1946, decisa a sfondare nel mondo del cinema. Era soprannominata “la Dalia Nera” per la sua attitudine a vestirsi con look di questo colore e per la sua passione per il film La dalia azzurra, di George Marshall.

Non riuscì a trovare lavoro davanti alla macchina da presa e così “ripiegò” sul mondo del porno, finché non fu trovata morta il 15 gennaio 1947.

La morte della Dalia Nera

Attenzione! Possibili spoiler!

Elizabeth Short mortaWikipedia
La morte di Elizabeth Short

Prima di morire, il 9 gennaio, Elizabeth partì con Robert "Red" Manley, un venditore sposato, per qualche giorno a San Diego. L’uomo dichiarò di averla lasciata al Biltmore Hotel, dove testimoni la videro fare una telefonata. La ragazza avrebbe dovuto incontrare sua sorella, in visita da Boston.

Invece, il corpo di Elizabeth Short fu ritrovato il 15 gennaio 1947 in un quartiere meridionale e all’epoca semicostruito di Los Angeles, Leimert Park. A trovare il cadavere fu una donna, Betty Bersinger, che era in giro con la figlia e inizialmente scambiò Elizabeth per un manichino.

Lo spettacolo che invece si rivelò ai suoi occhi era davvero terrificante: la ragazza era stata mutilata con un taglio netto in vita e il sangue era stato completamente rimosso, tanto che la pelle era bianchissima. Il corpo era stato lavato e, sul volto, era stato scolpito con un coltello il “sorriso di Glasgow”, che faceva pensare al Joker. I capelli scuri di Elizabeth erano stati tinti di rosso, forse per ricordare un clown. Aveva ecchimosi e ferite: alcune parti del corpo erano state squarciate, cosa che aveva portato subito a pensare a delle torture.

I media

La notizia scatenò i giornali, che pomparono un clamore impressionante. Parte degli addetti alle indagini rimane convinta che furono proprio i reporter a determinare l’insolubilità del caso, per essersi intromessi troppo nel lavoro dei detective.

Pochi giorni dopo qualcuno mandò un indizio. Era il 23 gennaio 1947 quando arrivò al Los Angeles Examiner una lettera dell’assassino, che invitava a non perdere interesse per il delitto della Dalia Nera. Poco dopo, sempre al giornale, arrivarono alcuni oggetti di Elizabeth, tra cui il certificato di nascita.

Le indagini

Un'immagine di Elizabeth ShortHDvia Famous People
La Dalia Nera in una foto

Quello della Dalia Nera è uno dei grandi omicidi irrisolti della storia.

Se ne occuparono grandi squadre di detective, ma non si arrivò mai a inchiodare il responsabile. Nel corso degli anni furono accusati o confessarono il delitto circa 40 sospettati, uomini e donne.

Qualcuno era portato a ritenere che la mano fosse quella di un chirurgo, qualcun altro di una donna, perché l'assassino aveva voluto infierire sulla bellezza di Elizabeth. Inoltre sulla ragazza non c’erano segni di violenza sessuale.

Qualcuno ha seguito la pista del serial killer; qualcun altro ha provato a indagare su una possibile attività di squillo di Elizabeth Short.

Tra i sospettati c'erano Walter Bayley, un chirurgo con una malattia degenerativa; Joseph A. Dumais, un militare; Woody Guthrie, cantante folk accusato di molestie; George Hodel, medico; Norman Chandler, editor; e addirittura Orson Welles. Ma su nessuno, tra questi e altri, vennero raccolte prove sufficienti.

Citato dalla letteratura, dal cinema e persino dalla musica, il delitto della Dalia Nera ha subito la forte cassa di risonanza del mondo dei media. Eppure, dal lontano 1947, risulta ancora privo di risposte.

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