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Sacra Sindone: almeno metà delle macchie di sangue sarebbero false

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La Sacra Sindone è stata sottoposta a una nuova indagine con tecniche di analisi forense: i risultati non sembrano in favore dell'autenticità della reliquia.

Esposizione Sacra Sindone Getty Images

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Una nuova indagine mette in discussione l’autenticità della Sacra Sindone esposta nel Duomo di Torino. Questa volta la ricerca è stata condotta da Matteo Borrini dell’Università di Liverpool e da Luigi Garlaschelli del Cicap, che promuove l'indagine scientifica per studiare i cosiddetti fenomeni paranormali.

I due ricercatori hanno utilizzato delle tecniche forensi di analisi delle macchie di sangue (BPA - bloodstain pattern analysis) e il risultato mette in discussione la credenza comune secondo cui la Sindone avrebbe avvolto il corpo di Gesù Cristo. Solo alcune delle macchie, infatti, sono compatibili con la posizione di un uomo crocifisso.

Esposizione della Sacra Sindone a TorinoHDGetty Images
Esposizione della Sacra Sindone

La storia della Sindone

Secondo la storia tramandata fino ai nostri giorni, la Sindone fu ritrovata nel 1353 dal cavaliere Goffredo di Charny. Il lenzuolo di lino fu rinvenuto in Francia e approdò a Torino nel 1578, quando la città divenne capitale del Ducato di Savoia.

Da allora il sudario di Cristo non ha mai lasciato il Piemonte, salvo nel 1706 durante l'assedio francese della città e nel 1939 durante la Seconda guerra mondiale. Dal 1939 al 1946, infatti, il lenzuolo è stato custodito nel Santuario di Montevergine (in provincia di Avellino) per preservarlo dagli effetti collaterali della guerra.

Gli scienziati hanno sottoposto la Sindone a diversi esami piuttosto controversi, tra cui quello del carbonio 14 nel 1988. Secondo questo test, la Sindone risalirebbe a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390 e non avrebbe affatto avvolto il corpo di Cristo.

La ricerca con tecniche forensi

Matteo Borrini e Luigi Garlaschelli hanno analizzato le gocce di sangue basandosi sulle conoscenze storiche riguardanti la crocifissione e sui particolari tratti dai Vangeli. Garlaschelli ha partecipato in prima persona all'esperimento, per il quale è stato usato sia sangue vero che sangue finto. L’analisi ha evidenziato macchie poco coerenti tra di loro e non tutte riferibili alla posizione del corpo di un uomo crocifisso. I risultati della ricerca sono stati pubblicati dal Journal of Forensic Sciences e sottolineano proprio questa incongruenza:

È stata eseguita un’indagine con un volontario vivente [Luigi Garlaschelli] per verificare le posizioni del braccio e del corpo necessarie a produrre le macchie di sangue visibili nella Sindone di Torino. I due corti rivoli sul dorso della mano sinistra della Sindone sono coerenti solo con un soggetto in piedi con le braccia a 45 gradi. Questo angolo però è diverso da quello necessario a generare le macchie all’altezza dell’avambraccio, che richiederebbero braccia quasi verticali per un soggetto in piedi.

La Sacra Sindone di TorinoHDGetty Images
Un particolare della Sacra Sindone di Torino

I ricercatori hanno analizzato anche la macchia di sangue prodotta dalla ferita al torace, inferta dalla lancia di Quinto Cassio Longino. Il BPA del sangue ha evidenziato che la Sindone rappresenta in maniera realistica il sanguinamento di un soggetto in posizione eretta. Non ha dato lo stesso risultato, però, l’analisi delle macchie sul retro, che si suppone provengano dalla stessa ferita in una fase postmortem con il corpo supino. Secondo i due ricercatori, queste ultime macchie sulla Sindone sarebbero totalmente irrealistiche.

Il video qui sotto mostra tutte le fasi dell'esperimento, che convaliderebbe la tesi formulata dopo la datazione al radiocarbonio secondo cui la Sindone sarebbe stata realizzata da un pittore medievale.

Voi cosa ne pensate? Credete all’autenticità della Sacra Sindone?

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