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Intervista a Matteo Garrone: Dogman non è un film sulla violenza

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Non è l'efferatezza del crimine a farla da padrona in Dogman, anzi...il regista Matteo Garrone ci ha tenuto a precisarlo durante la nostra video intervista realizzata durante il Festival di Cannes

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Matteo Garrone torna vittorioso da Cannes, non solo perché il protagonista di Dogman, Marcello Fonte, è stato premiato come miglior attore nella kermesse francese, soprattutto perché il film, in sala dal 17 maggio, si erge ad esempio del cinema italiano che funziona, che crea valore e che non è semplicemente fine a sé stesso. 

Sono sempre al servizio della storia e dei miei attori, quando vado al cinema se sento troppo la presenza del regista che mi vuole far vedere che è bravo dopo un po’ mi distraggo.

Non sempre purtroppo possiamo far affidamento su questo aspetto in Italia, soprattutto nell'umiltà di un regista che mette il suo genio creativo totalmente a disposizione del pubblico e dei suoi attori. Matteo Garrone ritorna a Cannes dopo Il racconto dei racconti, e lo fa con una semplicità assoluta, senza nessun eccesso, affrontando con giusto spirito sia il pubblico che la stampa.

Gli applausi per Dogman, sia nella proiezione di gala che in quella riservata ai giornalisti, arrivano scroscianti. Lo stesso avviene in sala conferenze, quando Garrone si presenta in jeans e scarpe da ginnastica e racconta con un sorriso sincero ogni dettaglio del suo nuovo film. Un'umiltà, una gentilezza e una semplicità che lo avvicinano tanto a un grande maestro del cinema americano, Steven Spielberg.

Matteo Garrone a CannesHDGetty Images
Matteo Garrone e il cast di "Dogman" durante il photocall a Cannes

Partendo dal fatto di cronaca che negli anni '80 spiazzò l'Italia, quello dell'omicidio dell'ex pugile dilettante Giancarlo Ricci ad opera di Pietro De Negri, tolettatore di cani del quartiere romano della Magliana, Matteo Garrone si è approcciato al film con una maggiore consapevolezza in sé e nel suo potenziale, dopo il successo di un’opera complessa e strutturata come Il Racconto de i Racconti.

Con la storia del Canaro della Magliana Garrone supera nuovamente sé stesso, con un’opera che è un po' un ritorno alle origini per il regista romano, che convince nel voler raccontare una favola cupa, dove la violenza e l'efferatezza del crimine si traducono più in una sofferenza psicologica che fisica.

Voglio lanciare un appello, questo non è assolutamente un film sulla tortura. Chi cerca questo aspetto splatter, basandosi sul fatto di cronaca da cui il film trae ispirazione, rimarrà deluso. Credo sia giusto comunicare il film, a rischio di perdere spettatori. Non è un film violento, Dogman è un film in linea con i miei precedenti, incentrato maggiormente sullo scavo psicologico dei personaggi.

Anche il rapporto padre-figlia però è centrale in Dogman, e Garrone si è dichiarato molto contento di aver girato il film ora, e non dodici anni fa, quando iniziò per la prima volta a scrivere la sceneggiatura. Il motivo? Ora è padre di un figlio che ha quasi la stessa età della protagonista, e in questo modo è riuscito a girare più un film "di pancia" che sull'efferatezza di un crimine che riecheggia ancora per la sua crudeltà. 

In testa all'articolo trovate la nostra intervista realizzata durante il Festival di Cannes a Matteo Garrone, mentre in calce il trailer di Dogman, nelle sale italiane dal 17 maggio

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