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Si è spento a 88 anni Tom Wolfe, il padre del New Journalism

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Tom Wolfe, il padre del New Journalism, scrittore, saggista e critico d'arte, è morto all'età di 88 anni al New York City Hospital.

Tom Wolfe mentre parla durante una conferenza GettyImages

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Ne ha dato conferma, ieri, la sua agente Lynn Nesbit. Tom Wolfe se n'è andato alla veneranda età di 88 anni. Era ricoverato al New York City Hospital a causa di un'infezione. L'eredità che lascia al giornalismo, ma anche alla letteratura, è notevole.

Tom Wolfe e il New Journalism

Tom Wolfe è stato il padre del New Journalism, termine coniato da egli stesso, nel 1973. Un movimento giornalistico che puntava su uno stile anticonvenzionale che prendeva in prestito espedienti narrativi, classici della letteratura. Gli articoli presentavano, infatti, caratteristiche molto vicine a quelle di racconti e romanzi come l'inserimento di dialoghi o conversazioni, la scelta di un punto di vista interiore alla storia, la descrizione di ogni minimo dettaglio e la costruzione della storia attraverso scene successive.

Un modo di raccontare le varie realtà del mondo innovativo dal punto di vista giornalistico che è diventato addirittura un genere letterario prendendo il nome di romanzo-verità. Tom Wolfe scriverà, nel 1973, pure un'antologia del New Journalism che funziona da manifesto descrivendone le regole, lo stile e le caratteristiche. Insomma, uno stile giornalistico del tutto nuovo e avanguardistico esploso a cavallo tra gli anni '60 e '70. Oltre a Tom Wolfe, appartengono a questo stile, fra i più noti, Truman Capote (A sangue freddo), Hunter Stockton Thompson (Paura e disgusto a Las Vegas), Norman Mailer e Gore Vidal.

Tra le maggiori opere di Tom Wolfe ricordiamo The Right Stuff (La stoffa giusta, 1979), The Kandy-Kolored Tangerine-Flake Streamline Baby (La baby aerodinamica color caramella, 1965) e The Bonfire of the Vanities (Il falò delle vanità, 1987).

Il cinema

Lo spazio in cui Tom Wolfe s'inserisce, dunque, è talmente ampio in campo culturale che non può non abbracciare anche la settima arte. Il cinema, o meglio Hollywood, scopre le potenzialità di questo stile giornalistico in chiave cinematografica. Ed ecco che arrivano due film tratti da due sue opere. La prima è The Right Stuff da cui nel 1983 viene tratta la pellicola omonima diretta da Philip Kaufman e interpretata da Sam Shepard, Ed Harris e Dennis Quaid. L'adattamento cinematografico ha un enorme successo tanto da portare a casa ben 4 statuette dell'Oscar: Miglior montaggio, Miglior montaggio sonoro, Miglior colonna sonora e Miglior sonoro.

L'altra opera di Tom Wolfe trasposta cinematograficamente è The Bonfire of the Vanities. Film omonimo del 1990 diretto da Brian De Palma con Bruce Willis, Tom Hanks, Melanie Griffith e Morgan Freeman. L'adattamento, però, fu un totale flop incassando pochissimo ai botteghini e ricevendo perlopiù recensioni negative da parte dei critici.

Neologismi

Un altro spazio in cui Tom Wolfe s'inserisce è l'invenzione di parole. Oltre ad aver coniato, come abbiamo precedentemente detto, il termine New Journalism, Tom Wolfe ha dato vita a termini che hanno avuto grande presa nel mondo giornalistico e da qui si sono espanse nella società, tant'è che ora vengono percepite come parole comuni, di uso quotidiano. Tra le più famose ricordiamo: radical chic, the right stuff, statusphere, good ol' boy, the Me Decade.

In conclusione, all'età di 88 anni se ne va un attento osservatore delle realtà statunitensi e un grande innovatore in campo giornalistico e letterario che ha saputo, non solo interpretare i propri tempi, ma anche anticipare la direzione che avrebbe preso il giornalismo.

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