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Solo: a Star Wars Story, la recensione: anche Han Solo fa cilecca

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Solo: a Star Wars Story è una genesi prevedibile e banale, che non può mirare a fare giustizia al personaggio iconico che racconta e nemmeno all’universo Star Wars: la recensione.

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Nessuno ha mai pensato che sarebbe stato semplice. Nessun film di Guerre Stellari lo è mai stato: agli assilli finanziari del primo capitolo e alla coerenza narrativa via via più insidiosa del secondo si è aggiunto il gigantismo produttivo che ha portato con sé Disney, acquistando i diritti della galassia lontana lontana.

Solo: a Star Wars Story però non solo è un film che sbaglia, ma quel che è peggio, lo fa per difetto, per mancanza di ambizione, per meccanicità dell’azione. Le scusanti sono tutte sul tavolo: una produzione travagliatissima sin dai suoi esordi, un progetto accolto fin dall’annuncio con grande scetticismo, il regista Ron Howard chiamato a una corsa contro il tempo per chiudere un film che non aveva ideato e cominciato a girare. Si può solo immaginare quali psicodrammi si siano consumati dietro le quinte, nelle settimane di serratissima produzione in cui il film è stato girato e montato a tempo di record.

Un dettaglio del poster di Solo: a Star Wars StoryHDDisney
I dolori del giovane Han Solo non scalderanno il cuore dei fan dell'universo di Star Wars

Eppure non sono la fretta o la scarsa coerenza narrativa a tradire il film, indice che forse il problema sta a monte, nella genesi stessa del progetto. Anzi, i problemi, perché i chiaroscuri sono parecchi e pesano su un film che arranca, non coinvolge per gran parte del suo minutaggio, e complimenti ancora a Ron Howard, a cui va riconosciuto di aver salvato il salvabile con 20 minuti finali che fanno prendere il volo alla pellicola oltre che al Millennium Falcon.

Solo: non proprio una storia a tema Star Wars

Essendo un prequel della storia che già conosciamo e una genesi di un personaggio molto amato, Solo: a Star Wars Story deve per forza procedere a tappe obbligate. La scelta che farà però affossa tutta l’allure del giovane Solo nell’insensato tentativo di dirci quello che già sappiamo (e che forse sarebbe stato meglio tacere): sotto i suoi modi rozzi e le scorribande da farabutto, Han Solo è un bravo ragazzo dal cuore d’oro.

A tanta banalità non può far fronte Alden Ehrenreich, che riesce a malapena a calarsi nei panni di un mito che non gli appartiene, non sa indossare e con cui non condivide carisma e attitudine smargiassa. Recitativamente parlando, Harrison Ford sopperiva col suo piglio carismatico, mentre il suo giovane successore condivide con lui un’attorialità non molto raffinata, ma purtroppo al netto di quell’espressione giusta che fa la storia. No, Alden Ehrenreich non è nemmeno lontanamente l’attore giusto per il ruolo. Nessuno è insostituibile, ma bisogna almeno un po’ impegnarsi.

L'attore Alden Ehrenreich nei panni di Han Solo HDDisney
L'attore Alden Ehrenreich nei panni (poco convincenti) di Han Solo

Altra vetta recitativa non eccelsa è la prova di Emilia Clarke, che ha dalla sua l’enorme fortuna di non essere poi così versatile, ma di finire spesso in ruoli che le calzano a pennello, amplificandone le capacità tutto sommato modeste. In questo deserto di ambizione e carisma, Donald Glover si prende con facilità la scena: lui sì che si muove alla perfezione sotto il mantello di Lando, lui si che vale il prezzo del biglietto e che fa venire voglia di un sequel.

Solo, la recensione: Ron Howard non è un fan di Star Wars

Il vero pesce fuor d’acqua rimane però il regista. A marcare la distanza più clamorosa e avvilente dai recenti successi del franchise - magari contestati ma che sicuramente hanno colpito l’immaginazione dello spettatore e il botteghino - è proprio il suo approccio. Solo: a Star Wars Story a tratti non profuma di Guerre Stellari perché di fatto è girato come se fosse un film qualsiasi. Si sente una profonda frattura tra quanti hanno preceduto Howard, sempre estimatori, quando non appassionati dell’universo di Lucas, e il regista statunitense, che gira il film come se fosse un progetto qualsiasi.

Il risultato è un film come un altro, che appunto non prova emozione di fronte a passaggi che dovrebbero essere iconici e appassionanti, risultando a tratti freddo. Da una parte non si lascia andare all’atmosfera giocosa e brillante di Star Wars, dall’altra ha una trama così didascalica ed elementare che risulta ancor più infantile dei predecessori.

A conti fatti non è un brutto film (siamo comunque molto, molto al di sopra dall’ultima grande empasse Disney, Nelle pieghe del tempo) ma è uno Star Wars sbiadito e impaurito, che non osa e non fa galoppare l’immaginazione. Si può vedere, anche  con un certo piacere, ma ci vuole ben altro per continuare ad alimentare il mito di Han, Leia e Luke. D’altronde trasformare una saga senza tempo in un franchise a scadenza annuale comporta pericoli di questo tipo.

Solo: a Star Wars story sarà nelle sale a partire dal 23 maggio 2018.

Voto5/10

Senza un attore capace di reggere il confronto con Ford e con un regista disinteressato, Solo diviene uno Star Wars sbiadito, che non osa e non fa galoppare l’immaginazione. Trascurabile.

Elisa Giudici

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