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Spirale, la recensione: un manga da brivido sulle ossessioni e perversioni umane

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Star Comics pubblica il manga più terrorizzante del re del horror giapponese: finalmente approda in Italia Spirale, una storia horror tortuosa, sinistra e davvero irresistibile.

I protagonisti di Spirale

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Doveva diventare dentista, ma poi ha cambiato carriera e ha cominciato a delineare su carta gli incubi nascosti del Sol Levante. Quegli studi sull'anatomia umana e sulle sue aberrazioni hanno lasciato uno strascico profondo nel mangaka  Junji Itō, che dagli anni '90 ad oggi ha aperto nuovi scenari nel mondo del horror giapponese.

La sua opera più celebre rimane Tomie, un manga in due volumi che in Italia abbiamo già letto grazie a Hazard edizioni. Ora però è Star Comics ha proporre al pubblico italiano un altro caposaldo della sua produzione, in un'elegante (ma forse un po' troppo costosa) edizione in tre corposi volumi. 

Spirale era già attesissimo dai fan del fumetto orrorifico giapponese e non solo: non capita spesso che un manga conquisti una nomination al celebre premio Eisner (forse il più importante per il comparto di carta & inchiostro), circostanza che l'ha reso un manga di culto anche al di fuori dei confini giapponesi. 
Con il suo stile grafico accattivante e accessibile al pubblico occidentale, le sue vicende sinistre e contorte e la sua indagine sulle ossessioni umane, Spirale è davvero una pubblicazione a cui dare una chance se si vuole esplorare il mondo del fumetto contemporaneo. 

Spirale di Junji Itō: nel vortice di una maledizione 

C'è un fortunato filone di opere orrorifiche che trasforma il genius loci in una presenza demoniaca, un'entità a sé stante che irradia malvagità e maledizioni sugli abitanti della zona. Succede a Twin Peaks, accade nelle cittadine del Maryland dei romanzi di Stephen King, capita anche a Kurōzu, lo scenario cittadino protagonista di Spirale. Potrebbe sembrare una cittadina costiera come tante in Giappone, ma già il nome porta in sé un presagio sinistro: è infatti scritto con i kanji di vortice e oscuro.

La copertina di SpiraleStar Comics
La copertina del primo volume di Spirale

Nelle pagine dei manga siamo abituati a leggere di cittadine periferiche pittoresche che affacciano sull'oceano, dove si consumato slice of life commoventi, oppure anonime, i cui abitanti sognano di trasferirsi nella metropoli. Kurōzu non è né pittoresca né anonima: nei suoi campi e tra i suoi vicoli è palpabile un senso di crescente tortuosità, una piega perversa che il corso naturale degli elementi prende improvvisamente.

Il vento crea mulinelli continui, i torrenti scorrono creando continui vortici, l'erba si arriccia, i capelli delle ragazze diventano voluttuosamente boccoluti, i ceramisti creano vasi dalle forme contorte: ciò che era diritto e normale comincia ad assumere una forma tortuosa, ad avvitarsi su sé stesso. La spirale diventa la forma principe della cittadina e l'ossessione dei suoi abitanti, affascinanti e terrorizzati dalla stessa. È una sorta di maledizione quella a cui assistono impotenti Shuichi e Kirie, i due liceali testimoni degli episodi di follia macabra che vedono per vittime i concittadini. 

I due liceali protagonisti di SpiraleStar Comics
I due liceali protagonisti di Spirale saranno colpiti da vicino dalla maledizione della loro cittadina

La spirale è sempre in agguato, pronta accentuare fatalmente ogni pensiero deviante delle persone, a portarlo verso un destino di morte. Il malanimo già risiede negli animi degli abitanti della città: sotto una facciata rispettabile si annida il desiderio ossessivo di apparire, l'ossessione amorosa da stalker, animi rancorosi e furibondi. Con questi continui, brevi episodi orrorifici (in ogni capitolo viene raccontato il palesarsi di una spirale differente e il suo macabro esito) Junji Itō non intesse solo un meraviglioso affresco horror.

A colpire in Spirale infatti non è solo la perversione delle morti e delle punizioni che via via i protagonisti scontano, ma la passività e il fatalismo che non fa reagire una cittadina in cui a poco a poco la realtà coerente viene squarciata, rivelando un paesaggio infernale, a metà tra l'Inferno dantesco e la tradizione horror cinematografica. 

JunjiItō e la devianza di corpo e anima

Come vi accennato in precedenza, è evidente che l'autore ha avuto un rapporto profondo con il corpo, la sua struttura e le sue devianze. Se da sempre il fisico e la carne negli horror sono il luogo in cui si consumano le peggiori devastazioni, questo è particolarmente vero in Spirale. La maledizione infatti non solo uccide i corpi, ma lo fa trasfigurandoli, trasformandoli a loro volta in linee convolute, divorandoli dall'interno. L'ossessione che mangia la mente dei protagonisti si manifesta attraverso la forma della spirale e finisce per consumarne i corpi, immortalati dallo stile grafico dal sapore retrò di Junji Itō, capace di tratteggiare tavole orrorifiche sinistre e indimenticabili. 

La copertina di SpiraleStar Comics
La copertina del secondo volume di Spirale

Spirale è sicuramente una delle uscite manga di più alta qualità che vedremo in questo 2018: sarebbe assolutamente imperdibile per tutti i lettori di fumetti, se non fosse che il prezzo molto elevato di copertina (a fronte di un'edizione ricca sì, ma non impeccabile) inducono a una certa prudenza prima dell'acquisto. 

Voto8,5/10

Sebbene sia stato pubblicato poco più di 20 anni fa, Spirale è già considerato un capolavoro del manga horror. La sua fama se la merita ampiamente: Kurozu è la Twin Peaks dell'universo manga.

Elisa Giudici

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