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Tonya, se la campionessa è dark: la recensione del film con Margot Robbie

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Arriva nei cinema italiani Tonya, il biopic diretto da Craig Gillespie, incentrato sulla discussa ex pattinatrice Tonya Harding.

Margot Robbie è l'ex pattinatrice artistica Tonya Harding

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Nella settimana dell'arrivo nelle sale italiane di Ready Player One è curioso notare quanti riferimenti agli anni '80 vi siano in un biopic come Tonya, il film diretto da Craig Gillespie che racconta la vera storia - seppur con qualche licenza - dell'ex pattinatrice artistica statunitense Tonya Harding, impersonata da Margot Robbie.

Dalla musica - risuonano hit come "Romeo & Juliet" dei Dire Straits oppure "Sleeping Bag" degli ZZ Top - agli outfit adolescenziali dei personaggi passando per il look del co-protagonista Sebastian Stan (per lui un paio di baffoni alla Freddie Mercury): gioco forza il film attinge dalle mode e dal clima di quel decennio evitando però strizzate d'occhio patinate.

Questo perché Tonya è un film su un'ex campionessa di bassa estrazione sociale a cui l'infanzia è stata di fatto negata e che ha sgomitato in un mondo frequentato da giudici di gara snob che le hanno sempre preferito atlete meno talentuose ma dal sorriso perfetto, appartenenti a famiglie di gran lunga più gradite. La Harding imporrà il proprio nome al circuito mondiale del pattinaggio artistico perché sarà la prima statunitense a tentare con successo il triplo axel in gara, vincendo così le resistenze e l'ostracismo dell'ambiente.

Sulle orme di Scorsese

Girato nello stile del mockumentary, Tonya si confronta per la verità col cinema sontuoso di Martin Scorsese: annunciato come un film "basato su interviste totalmente prive di ironia, contraddittorie e vere al 100% fatte a Tonya Harding e Jeff Gillooly", il biopic consente ai suoi protagonisti di infrangere la quarta parete tramite l'espediente del camera-look (ricordate Ray Liotta in Quei bravi ragazzi?) e si avvale di un voice-over che ricorda da vicino quello dei "goodfellas scorsesiani" o l'identico artificio utilizzato nell'assordante circo di The Wolf of Wall Street.

Facciamo la conoscenza della Harding quando ha all'incirca 4 anni, accompagnata dalla madre LaVona (la interpreta Allison Janney) ad una scuola di pattinaggio. È una bambina bellissima, violentata nella psiche e nel fisico da una madre bieca, cinica e anaffettiva che la colpisce senza pietà, mani o spazzole, fa lo stesso.

Crescendo Tonya incontrerà giovanissima il suo futuro marito, Jeff (Sebastian Stan): il loro amore durerà un battito di ciglia e lascerà spazio a percosse, ripicche e minacce di morte. Il tutto è ricostruito da brevi stralci di interviste che spesso e volentieri tendono a rinnegare quanto visto nel film, producendo un singolare effetto comico che stempera i toni drammatici delle vicende, che si concluderanno con l'aggressione alla pattinatrice artistica Nancy Kerrigan per cui la Harding - il cui ruolo nell'episodio incriminato non è così chiaro - verrà condannata a 3 anni di libertà vigilata e radiata a vita dalla federazione sportiva di appartenenza.

Margot Robbie nel filmHDLucky Red

In Tonya di Craig Gillespie la protagonista viene bersagliata incessantemente dai "colpi" della vita: l'abbandono del padre, le violenze fisiche, una madre che non augureremmo nemmeno al nostro peggior nemico. Il regista sembra quasi voglia porre l'accento su come la natura delle persone sia la logica conseguenza del loro processo di crescita e maturazione fin dalla tenera età.

Nel caso della Harding, che da grande lotterà contro l'establishment del pattinaggio artistico, il fato sembra davvero accanirsi, privandola sin da piccola del minimo barlume di amore, del calore di una carezza. Col passare dei minuti traspare l'immagine di una sopravvissuta, forgiata nel gelo affettivo e nell'aridità delle emozioni. A conti fatti, lo strazio familiare dipinto da Gillespie finisce per farci sentire tutti un po' meno giudici della controversa esistenza di Tonya Harding, garantendole le attenuanti del caso. 

Splendido esempio di cinema che si fa cronaca, artefatta e romanzata, e che finisce per simboleggiare tutte le contraddizioni di un'America preoccupata unicamente di proiettare all’esterno un’immagine accettabile, rassicurante. E che invece sa essere spietata. A tutti i livelli.

Voto7/10

Tonya racconta la pagina nera del pattinaggio artistico statunitense, regalando sprazzi di ottimo cinema. Margot Robbie è semplicemente magnifica nell'immedesimarsi nella controversa Tonya Harding.

Emanuele Zambon

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