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Totò Riina, National Geographic e FoxCrime raccontano il Boss di Cosa Nostra

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National Geographic e FoxCrime raccontano la vita di Totò Riina, il Capo dei Capi di Cosa Nostra, attraverso le parole di chi l’ha affiancato, chi lo ha combattuto e di chi è stato vittima della sua ferocia.

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National Geographic propone una nuova produzione originale italiana: Riina Le verità nascoste ripercorre la vita di Totò Riina attraverso le parole di chi l’ha combattuto, come Gian Carlo Caselli, ex procuratore della Repubblica di Palermo; Sergio Lari, procuratore generale di Caltanissetta; chi l’ha affiancato, come Gaspare Mutolo, suo autista e braccio destro; come il pentito Santino Di Matteo, il cui figlio fu rapito e poi sciolto nell’acido per indurlo a ritrattare le rivelazioni sulla strage di Capaci; e chi è stato vittima della sua ferocia come Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Giovanni Falcone, morto nell’attentato al giudice.

Protagoniste di questo speciale di National Geographic sono anche le parole dello stesso Riina attraverso l’audio inedito di un interrogatorio condotto dal procuratore Sergio Lari, in cui lo sentiamo ridere con malcelato orgoglio quando Lari gli riporta le parole di Vito Ciancimino che lo definisce un uomo “con un revolver al posto del cervello”

Chi era Totò Riina?

La Belva, Totò 'u curtu, il Capo dei capi. Sono tanti i soprannomi con i quali è stato ribattezzato negli anni Totò Riina, tra i boss mafiosi più feroci e spietati di sempre, protagonista di una guerra di mafia durata dal 1981 al 1983 nella quale in Sicilia furono uccise oltre 1000 persone.

Nato in una famiglia di contadini il 16 novembre 1930, Salvatore Riina a 13 anni perde il padre e il fratello nell’esplosione di una bomba. A 18 anni viene “combinato” ufficialmente in Cosa Nostra da Luciano Liggio e si fa subito riconoscere per la sua inaudita ferocia. A 19 anni finisce nel carcere dell'Ucciardone per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo.

Ma è la strage di Viale Lazio, nel 1969, a portarlo agli onori della cronaca. Da quel momento la sua ascesa alla vetta di Cosa Nostra è continua e insanguinata. C’è lui dietro la morte dei magistrati Falcone e Borsellino e dietro le vendette ordite contro i pentiti del maxiprocesso palermitano, iniziato nel 1986.

Il 15 gennaio 1993 la sua vita di boss in latitanza si conclude con l’arresto che lo costringe a 25 anni di reclusione sotto il regime del 41 bis. Da quella condizione di carcere duro Riina non abdica mai davvero al suo ruolo di boss fino alla morte lo scorso 17 novembre.

Frasi su Totò Riina

Il Capo dei Capi Salvatore Riina in carcere
Totò Riina in carcere

Sergio Lari, Procuratore generale di Caltanissetta: Si occupa del processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Ha incontrato Riina in occasione di due interrogatori, nel 2009 e nel 2010. Sono le uniche due volte in cui Riina ha voluto parlare con un uomo dello Stato senza avvalersi della facoltà di non rispondere.

La sua forza era basata esclusivamente sulla capacità di avere un totale disprezzo per la vita umana. Aveva una personalità imperscrutabile. Dietro la sua immagine di analfabeta, che si esprime in maniera improbabile, non c’era un barlume di pentimento. Riina era l’emblema dell’ortodossia di Cosa Nostra.

Gaspare Mutolo: per 8 mesi, nel 1965, è il compagno di cella di Riina. Stringe con lui una forte amicizia. Nel 1972 entra in Cosa Nostra e diviene in breve tempo il suo più stretto collaboratore. Viene arrestato nel 1982, dopo essere sfuggito grazie a Riina alla mattanza del gruppo mafioso dei Riccobono. Dice di Riina:

Era la persona più amabile al mondo. Cordiale non solo con me ma con tutti. Non era volgare. Quando si arrabbiava diventava rosso, e allora si capiva che era pericoloso.

Gian Carlo Caselli: Dal 1993 al 1999 è Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ottenendo importantissimi risultati nella lotta alla mafia, come l’arresto di boss del calibro di Leoluca Bagarella, Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca. Dice di Riina:

Capo dei Capi non è una frase fatta. Totò Riina aveva una sua strategia, prima conquistare Cosa Nostra poi attaccare lo Stato. Voleva ridurre lo Stato Italiano da democrazia a qualcosa di controllato dalla sua tirannia e brutalità stragista.

Santino di Matteo: fu uno dei primi affiliati ad abbandonare il clan di Totò Riina. A lui Riina ordinò di uccidere sia uomini di mafia che persone scomode per l’organizzazione. Ha partecipato all’organizzazione e alla realizzazione dell’attentato a Giovanni Falcone. E’ l’uomo che fece passare il tritolo, utilizzando uno skateboard, in una canalina sotto l’autostrada. Viene arrestato il 4 giugno 1993. Riferisce a Caselli tutto ciò che sa della strage di Capaci. Per ritorsione, Riina ordina il rapimento del figlio che dopo essere rimasto per oltre due anni nella mani dei sequestratori, viene ucciso e il suo corpo sciolto nell’acido. Diceva di Riina:

fatelo e basta, non ci interessa che siano bambini o donne. Riina ha portato alla rovina. Io non lo definisco un mafioso, lo definisco un terrorista.

Riina: le Verità Nascoste andrà in onda martedì 20 marzo su National Geographic , e a seguire alle 21.50 su FoxCrime

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