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La morte di Robin Williams sarebbe legata all'aumento di suicidi negli USA

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Secondo uno studio statunitense, il picco negli USA del tasso di suicidi dei maschi di età compresa tra i 30 e i 44 anni sarebbe legato alla morte di Robin Williams, che si è tolto la vita nell'agosto 2014.

L'attore Robin Williams

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Il suicidio dell'attore Robin Williams, interprete di pellicole che fanno parte della storia del cinema come Jumanji, L'attimo fuggente e Patch Adams (solo per citarne alcune) ha spezzato il cuore di tantissime persone in tutto il mondo.

Oggi apprendiamo come la sua tragica scomparsa, e la conseguente copertura mediatica che ha circondato sua morte, potrebbe aver inavvertitamente ispirato ancora più tragedie sulla sua scia. Questo, almeno, secondo quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE.

I ricercatori della Columbia University hanno esaminato i dati sui suicidi dei Centers for Disease Control and Prevention (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie), utilizzandoli per creare un modello predittivo di quanti suicidi avrebbero dovuto verificarsi negli Stati Uniti nel 2014. Hanno anche esaminato la menzione delle parole "suicidio" e "Robin Williams" nei notiziari a partire da giugno 2013 fino a dicembre 2014.

Robin Williams in Mrs. Doubtfire

Per i mesi precedenti al suicidio di Williams, il modello predittivo ha retto. Ma da agosto a dicembre 2014, il numero di suicidi effettivi è stato considerevolmente più alto di quello che avrebbe dovuto essere, con picchi molto elevati subito dopo la morte di Williams. I ricercatori hanno scoperto che sono state 1.800 le persone ad essersi suicidate nei primi quattro mesi dopo la morte dell'attore, il che ha rappresentato un aumento complessivo del 10% dei suicidi in quell'arco di tempo.

Non solo. Lo studio ha evidenziato un aumento del 30% dei suicidi per soffocamento - il metodo con cui Williams ha scelto di morire - rispetto ad un aumento del 3% dei suicidi con altre modalità. Per quanto riguarda invece le età delle persone che hanno scelto di suicidarsi, l'aumento del tasso è stato riscontrato, in particolare, in uomini di età compresa tra i 30 e i 44 anni. Tutto ciò sembrerebbe suggerire che la morte di Williams, enfatizzata dall'eccessiva attenzione dei media nel 2014, abbia provocato un effetto emulativo.

Robin Williams ritira il premio Oscar

Alcuni ricercatori dello studio hanno dichiarato:

Anche se non possiamo stabilire con certezza che l'eccesso di suicidi sia attribuibile ai resoconti dei media sulla morte di Williams, il suicidio dell'attore potrebbe aver fornito lo stimolo necessario alle fasce ad alto rischio della popolazione statunitense (ad esempio, uomini di mezza età depressi) per passare dall'idea del suicidio al tentativo materiale.

Che i suicidi siano determinati da fattori che vanno ben oltre l'emulazione è ovvio.

Tuttavia, la ricerca ha da tempo dimostrato un effetto emulativo causato dalla copertura mediatica dei suicidi di altre celebrità. Gli autori dello studio hanno sostenuto che la loro è stata la prima ricerca volta ad esaminare il fenomeno. E, sebbene esistano delle linee guida stabilite da varie organizzazioni riguardanti la salute pubblica su come i media e le autorità di pubblica sicurezza dovrebbero sensibilmente riferire in tema di suicidi, molti sono stati gli esempi di media che, a detta dello studio, hanno tralasciato queste raccomandazioni.

Basta pensare non soltanto ai titoli, molto espliciti, di diversi media statunitensi, ma anche ad una conferenza stampa pubblica tenuta dagli agenti che indagavano sulla morte di Williams, che fornì anche dettagli su ciò che aveva usato per strangolare se stesso e su come il suo corpo fosse posizionato.

Gli autori, di contro, hanno citato uno studio che ha rilevato come i più sensibili rapporti locali sul suicidio di Kurt Cobain nel 1994, insieme al costante incoraggiamento rivolto alle persone a cercare sostegno, sembrano aver impedito qualsiasi effetto copione a Seattle, dove Cobain viveva.

Purtroppo, però, potrebbe non essere sufficiente tenere a bada lo zelo dei media, secondo i ricercatori, dal momento che almeno due terzi delle persone si informano tramite Facebook e Twitter.

Secondo gli studiosi:

Anche se i media tradizionali seguissero le linee guida stabilite per la segnalazione dei suicidi delle celebrità, il ruolo della speculazione sui social media e la diffusione delle notizie potrebbero contrastare qualsiasi messaggio di prevenzione che possa essere diffuso dalle fonti tradizionali.

Come dicono i ricercatori, la direzione da seguire sarebbe quella di trovare "modi creativi per contrastare i media emergenti".

Un compito sicuramente arduo, visto che su posti virtuali come Facebook e YouTube è incredibilmente difficile evitare di pubblicizzare i suicidi che, purtroppo, continueranno ad accadere, come predetto dai ricercatori statunitensi autori dello studio.

Via: Gizmodo

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