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Stephen King compie 70 anni: buon compleanno all'unico, grande Re!

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Stephen King è uno di quegli scrittori che segnano indelebilmente le vite dei loro lettori. Lo ricordiamo in occasione del suo settantesimo compleanno.

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70 anni. Un traguardo degno di nota, di quelli che si festeggiano come si deve, in famiglia.

Ma i 70 anni di Stephen King non saranno celebrati solo dai suoi famigliari e dai suoi amici: milioni di persone in tutto il mondo gli invieranno auguri, messaggi e regali, gli dedicheranno un pensiero o brinderanno alla sua salute.

Perché Stephen King non è solo uno dei più influenti, prolifici e apprezzati autori della letteratura moderna: è soprattutto uno scrittore che lascia il segno nelle vite dei suoi lettori.

Molti, molti anni fa - quando King era agli esordi - il genere in cui si muoveva era considerato un genere minore. O meglio: inferiore.

Un po' come la TV era considerata la sorella "sfigata" del cinema: secondo gli attori, i colleghi che non riuscivano a sfondare al cinema ripiegavano sul piccolo schermo.

Provate, oggi, a raccontarlo a Tim Roth, Steve Buscemi, Halle Berry, Kevin Spacey o Viola Davis. Tanto per fare qualche nome.

Allo stesso modo, finalmente, nonostante la critica continui a snobbarlo per cinema e TV (lo dimostrano le puntuali esclusioni di meritevoli serie TV dai premi principali), l'horror ha raggiunto una sorta di "nobilitazione" universalmente riconosciuta. Almeno in letteratura. E soprattutto grazie al lavoro di Stephen King.

Il suo innegabile talento nel descrivere le avventure di bambini e ragazzini - pochi altri autori contemporanei riescono a farci entrare nel loro mondo e nei loro pensieri come King - gli ha permesso di allargare il suo pubblico. E ha spinto la critica mainstream a interessarsi al suo lavoro.

Senza contare, naturalmente, le innumerevoli metafore rappresentate dall'horror per denunciare la violenza del mondo contemporaneo, l'eccessivo uso della tecnologia, le ingiustizie sociali, gli effetti devastanti delle dipendenze e moltissimi altri temi costantemente presenti nell'opera del Re.

Ma c'è qualcosa di più. Qualcosa che rende Stephen King un autore unico, a tutti gli effetti: la memoria.

It di Stephen King
Una vecchia edizione di It di Stephen King

Quando scrivo che le sue opere "lasciano il segno", intendo dire che colpiscono nel profondo, s'imprimono nella memoria, magari affollano i nostri incubi o ci fanno riflettere, ma in qualche modo diventano parte di noi.

Per chi legge molto, dopo qualche anno anche i libri più amati iniziano in qualche modo a svanire: se ne ricordano magari i personaggi principali e la trama a grandi linee, ma i dettagli tendono a perdersi negli anfratti della memoria.

A me, che leggo moltissimo, succede costantemente. Sempre. Anche con alcuni fra i miei libri preferiti. Ma mai, mai con i romanzi - o i racconti - di Stephen King.

Poco meno di trent'anni fa lessi per la prima volta A volte ritornano, la mia raccolta preferita di racconti (non solo di King: la mia preferita in assoluto).

Ricordo che era estate, e che coinvolsi un'amica nella lettura. Un pomeriggio ci sedemmo all'aperto, nei pressi di un campo di grano (ingenue...) e iniziammo, giustamente, I figli del grano.

Ebbene, a distanza di così tanto tempo, non solo ricordo perfettamente il racconto, il terrore nonostante la giornata assolata e la compagnia: quando passo accanto a quel campo - quasi ogni giorno, a passeggio con i miei cani - penso a quel pomeriggio, a quel racconto, all'impronta indelebile che l'opera di Stephen King riesce a imprimere alle vite di chi lo legge.

I libri di Stephen King
Una parte dei libri di Stephen King

La stessa cosa mi accade con quasi tutti i suoi romanzi: di It ricordo tutto, a cominciare dal fatto che i miei amici mi prendevano in giro perché uscivo sempre di casa con questo librone sottobraccio, per sfruttare anche solo due minuti di attesa proseguendo la lettura. Non riuscivo a smettere. Notte e giorno.

L'ombra dello scorpione - forse il mio preferito, insieme a It - lo lessi mentre ero a letto con l'influenza, in due giorni. Anche di quella storia ricordo tutti, perfino i dettagli, ma soprattutto l'atmosfera e le immagini dei personaggi e dei luoghi che avevo costruito nella mia mente. Li rivedo appena chiudo gli occhi, come un film che si conosce a memoria.

Le notti di Salem mi terrorizzò: da piccola sognavo sempre i vampiri (prima di iniziare a leggere King) e, nonostante fossi già quasi adolescente, l'antica paura mi tormentava. Continuavo a sentire un ragazzino fuori dalla finestra, sospeso a mezz'aria, che chiedeva di lasciarlo entrare...

Dolores Claiborne mi venne regalato da una cara amica al mio diciassettesimo compleanno. Iniziai a leggerlo subito, con qualche difficoltà per lo stile inusuale. Quella specie di stream of consciousness sgrammaticato che rappresentava Dolores in tutto e per tutto. E che mi conquistò solo anni dopo, quando lo ripresi in mano.

E ancora: Misery, letto anch'esso durante un'influenza, da ragazzina (bloccata a letto e angosciatissima); Pet Sematary, arrivato per me all'inizio degli anni '90 e letto solo di giorno, perché la sera mi spaventava troppo; La zona morta, il mio primo romanzo di King, letto quando avevo appena 11 anni: ancora riesco a vedere la stanza d'ospedale in cui si risveglia Johnny, con le tende e le lenzuola dello stesso colore e un triste vaso con un girasole mezzo appassito (così, me l'ero immaginata); i romanzi scritti sotto pseudonimo (L'occhio del male, Ossessione, Uscita per l'inferno...), divorati durante le vacanze estive ma mai graditi quanto gli "originali", come li chiamavo io...

Poi ebbi un momento di crisi. Subito dopo aver abbandonato (temporaneamente) Dolores Claiborne mi fermai per un po'. Resistetti un paio d'anni senza il Re, per dedicarmi ad altri generi (ero nella fase dell'amore per i classici, che richiedevano un certo impegno).

Dopodiché, iniziò il recupero. I libri che erano usciti in quel periodo e mi erano sfuggiti, o avevo messo da parte per il futuro, erano Il gioco di Gerald, Cose preziose, Insomnia.

E dopo quelli, ripresi come se non avessi mai smesso. Da Desperation in avanti, ricominciai a comprare le edizioni "di lusso". Quelle con la copertina rigida, appena arrivate in libreria.

Della produzione successiva mi piacquero molto L'acchiappasogni, Cell (escluso il finale), The Dome, 22/11/63Joyland mi lasciò un po' insoddisfatta, ma solo per la brevità (ero abituata a ben altre "consistenze"). Revival secondo me è uno dei rarissimi titoli non pienamente riusciti (sebbene sia meglio dell'unico che non mi sia piaciuto di tutta l'opera di King: I Tommyknockers). Inutile dirvi - ma ve lo dico lo stesso - che il saggio On Writing (comprato in lingua appena disponibile) è una sorta di bibbia. Per me e per chiunque altro scriva, nella vita.

Stephen King
Stephen King

Io ho imparato a leggere prima di andare a scuola: quand'ero ancora all'asilo, mia madre - insegnante - decise che ero pronta.

Avevo poco meno di 5 anni e la lettura divenne la mia più grande passione. L'unica, credo, che non ho mai accantonato. Mai. Ho cambiato genere, spesso: quando studiavo Cinema leggevo esclusivamente saggi specialistici, libri di storia del cinema e manuali tecnici, ma leggevo. In continuazione.

E - sia chiaro - nella lettura inserisco anche i fumetti (Topolino, Akira, Dylan Dog, i classici Disney...).

Posso affermare con sicurezza di aver letto qualche migliaio di libri, finora, nella mia vita. Soprattutto dopo che mi sono ammalata, circa vent'anni fa: l'unico modo per sopravvivere ai lunghi e frequenti ricoveri ospedalieri era leggere.

Leggere, senza sosta. Per immergersi in un mondo diverso da quello fatto di urla in reparto, esami spiacevoli e pasti da dimenticare.

E in quelle migliaia di avventure, luoghi e personaggi, le opere firmate da Stephen King emergono con chiarezza. Tutte. Indipendentemente dal tempo trascorso dalla lettura.

Credo che sia questa, la vera magia di Stephen King: ricordi i suoi romanzi e i suoi racconti perché ti spaventano, perciò scatenano emozioni forti che non puoi dimenticare.

E poi - fatto non secondario - la sua maestria nel descrivere i personaggi, nel farli diventare persone "reali" per chi lo legge, è inimitabile.

Le immagini che sa costruire nella tua testa sono potenti. Iconiche. Impossibili da cancellare.

Ancora oggi mi pare di vederlo, George. Il piccolo George. Coi suoi stivaletti e il suo impermeabile giallo.

Vicino a quel tombino, in cerca della sua barchetta ricoperta di paraffina...

Buon compleanno, Re. Regalaci ancora tanti incubi, se puoi.

Credits Video: Kikapress.com

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