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5 motivi per cui T2: Trainspotting potrebbe non deludere

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T2: Trainspotting sarà il ritorno di un pezzo di 1996 o una pericolosa delusione? Ecco cinque motivi per cui il sequel potrebbe essere all’altezza dell’originale.

Trainspotting e T2: Trainspotting a confronto

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Manca meno di un mese. T2: Trainspotting arriverà nelle sale italiane il 23 febbraio 2017 e vorremmo disperatamente che avesse quel sapore di 1996, come la la torta di mele che mangiavamo da piccoli.

Ma Renton, Begbie e gli altri non sono una torta di mele.

E, inevitabilmente, a distanza di 20 anni non saranno più quelli di prima, perché gli anni ’90 e le sue subculture ora sono solo un retaggio magico (forse anche mistificato) e perché - più semplicemente - 20 anni dopo il tradimento di Mark, tutti lo odiano.

Una parabola sul post-Trainspotting è triste a prescindere? Senza l’aura dei 20 anni giovani e sfolgoranti sarà tutto patetico e mediocre? Sarà una delusione o sarà qualcos’altro, qualcosa che, invece che considerare lo scarto temporale e generazionale uno svantaggio, si farà forza di questo per provare a raccontare una storia diversa?

La strada corretta sembrerebbe proprio questa: ri-cominciare. E, stando alle prime recensioni internazionali dopo la première mondiale a Edimburgo, Danny Boyle sarebbe riuscito a non disattendere le stellari aspettative dei fan.

Vedendo i video promozionali di Renton e gli altri o vedendo regista e attori varcare l’orange carpet scozzese, viene davvero voglia di reimmergersi in quelle antiche atmosfere, tra Gazelle blu anni ‘90, humor brillante e fotografia dai colori ghiacciati.

È una possibilità da non sottovalutare: T2: Trainspotting potrebbe non deludere.

Perché? Sarebbe più facile scrivere la lista dei motivi per non vederlo, ma ne scegliamo cinque per cui invece potrebbe piacerci.

1- Danny Boyle schiva le derive

Perché Danny Boyle dovrebbe cadere in trappola? Perché non dovrebbe sapere che il ragazzo e il rossetto di Born Slippy (il brano di punta della splendida, indimenticabile colonna sonora) non esistono più?

Danny Boyle sul set di T2: TrainspottingCollider
Danny Boyle guarda il cielo

Sarebbe dolorosamente retorico riproporre un'operazione nostalgia, ma questo il regista non può non saperlo.

Ora Renton è adulto, non porta più i pantaloni skinny e non si sottrae mai a una dipendenza, soprattutto quando è ossessiva e morbosa. Renton è un Renton assuefatto, il 2016 non è un 1996, neppure la droga è più la droga. E Danny Boyle probabilmente conosce tutte le trappole di questo insidiosissimo campo minato che è T2: Trainspotting, tanto da evitarle.

O almeno ci speriamo.

2- Una nuova colonna sonora per immaginarsi liberi

Born Slippy, Blur, New Order, Lou Reed, Iggy Pop, Elastica: la colonna sonora del primo Trainspotting era come Alice nel Paese delle Meraviglie. Le tracce musicali, fortissime e già cult, trascinavano tutti in un altro universo di regole e modelli, un altro sistema di valori, un’anarchia fatta di fantasia, flash londinesi (ma forse era solo un sogno) e possibilità stellari.

Nessuno spettatore sperimenta fisicamente la droga di Renton e i suoi amici, tramite il grande schermo.

Ma la colonna sonora di Trainspotting ha trovato un altro modo per portare tutti su una nuvola, provando a squarciare il cielo (il vasto cielo di apatia borghese) con una freccia sonora alla ricerca di una scintilla di libertà. Sarà lo stesso in T2? La nuova colonna sonora, già semidivulgata come riporta Rolling Stones, potrebbe essere una nuova storia, una nuova messa in discussione di realtà, possibilità e modi di vivere.

Ecco alcuni dei nomi della nuova soundtrack: Frankie Goes to Hollywood, The Clash, Blondie e Wolf Alice, ma non mancheranno gli Underworld mentre il brano di punta sarà eseguito dagli Young Fathers.

La verità rende liberi, la musica ancora di più.

3- Renton è Renton, Spud è Spud, Begbie è Begbie

Renton non è lo stesso Renton ma è fisicamente Renton, proprio come Spud, Begbie e Sick Boy. Ed è vero, è molto più prosaico che poetico avere 40 anni invece che 20, ma il cast torna al completo, per una centrifuga di bilanci e ricordi.

Ci sono proprio tutti. E l’essenza rentoniana può andare oltre anche la banalità dell’anagrafe.

Sono successe molte cose dal 1996 a ora, nel mondo: dal crollo delle Torri Gemelle al trumpismo esasperante, da Twitter alla Brexit, ma l’essenza di un’anima tanto idealista quanto corrotta come quella di Renton è stata (forse) salvata dal demiurgo Irvine Welsh, che il mondo di Trainspotting l’ha scritto e che non avrebbe mai tradito il "diamante puro" che è Mark.

Spud e Renton in una scena di T2: TrainspottingTriStar Pictures
Renton non ha perso l'amore per i brand sportivi con le tre strisce

Ricordiamolo: T2: Trainspotting è liberamente ispirato a un altro suo romanzo, Porno. La squadra torna davvero al gran completo.

4- Nuove dipendenze

Trainspotting non fa nessun tipo di morale: né sulla droga, né sul tradimento e neanche – paradossalmente – sulla scelta consapevole di una vita finta e borghese.

Ecco perché in questo sequel scopriremo nuove dipendenze (la dipendenza da smartphone, dall’endorfine dell’attività fisica, dalla commercializzazione del porno) che verranno raccontate probabilmente con lo stesso cinismo, lo stesso humor acido come i colori del prato e del cielo, uno humor che si perde tra il verde e l’azzurro scozzese, e soprattutto con la stessa mancanza di redenzione.

Una scena di T2: TrainspottingHDDigital Spy
Di nuovo amici?

C’è chi sceglie la vita, c’è chi sceglie la dipendenza.

4- Dopo la corsa finale

Trainspotting è un film molto chiaro. L’apriscatole elettrico, il frigo, il mutuo, il maxitelevisore portano a una vita (o forse a una morte) peggiore di quella di chi vive continuamente sul baratro. E questa morte della fantasia, alla fine del primo film, Renton la sceglie consapevolmente, fuggendo sulle note di Born Slippy con i soldi degli amici .

Diventerò esattamente come voi.

La corsa in jeans strettissimi e capelli rasati non è una corsa verso la verità. Lo sappiamo tutti, alla fine del primo Trainspotting. Mark Renton ha rubato i soldi, è scappato ma, al contrario di come dice lui stesso, non ha scelto la vita.

E cosa c’è oltre quella siepe, oltre quella corsa, quella "Brexit"? Forse il nulla, forse un altro mondo. E il finale di T2 potrebbe essere sicuramente meno "cardio", probabilmente meno coreografico e, forse, più chiaroscurale.

Renton questa volta potrebbe smettere di correre. O forse no.

Una possibilità T2: Trainspotting la merita.

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